Capitolo 8 - Try
Try

POV Bella
Stava succedendo tutto troppo in fretta. La sconfitta mi aveva bruciato addosso ma sapevamo fin da subito che sarebbe stato un circuito difficile, il problema era tutto quello che ne era seguito. Edward era distante, assorto, preoccupato, incazzato, si stava colpevolizzando per l’incidente di Riley e per non essere riuscito a superare Black, che in quella circostanza aveva veramente giocato sporchissimo. Leggevo nei suoi occhi tutto il risentimento verso se stesso, lo avevo visto nettamente quando era salito sul podio o nelle interviste, il suo corpo era li, la testa altrove.
Avevo cercato di rasserenarlo andando subito da lui per fermare tutti quei pensieri distruttivi che sicuramente vorticavano nella sua mente ma non avevo fatto i conti con la
sfortuna, che quel giorno sembrava proprio averci preso di mira. Prima Black con le sue allusioni su una nostra eventuale relazione (manco morta!!!!!!!!!) e poi il Sig. Cullen, il padre di Edward, che lo aveva ridicolizzato e colpevolizzato fino a farlo passare per un bambino capriccioso. Non avevo resistito a prendere le sue parti, forse sbagliando, visto che suo padre ora pensava si facesse difendere da una donna, ma quelle parole erano state troppo.
Negli ultimi tempi fra me ed Edward si era instaurata una convivenza abbastanza pacifica. Non nego che la voglia di tirargli la mia “fida chiave inglese” ogni tanto ancora tornava a galla ma poi alla fine avevo visto che in lui c’era molto di
più di un bambino viziato ed altezzoso e dopo le parole di suo padre, capivo benissimo come mai il figlio fosse venuto su con determinati pregiudizi verso le donne che fanno mestieri da uomo. A maggior ragione ora mi sentivo ancora meno incazzata con lui per i nostri trascorsi non proprio amorevoli e dentro mi montava una rabbia che avevo difficoltà a tenere a freno verso suo padre. Volevo fare qualcosa per aiutarlo ma a nulla erano valsi i miei tentativi di fermarlo quando era scappato via correndo dai box dopo la gara.
Quando ero tornata, affranta, in albergo avevo trovato il cartello non disturbare sulla sua
porta ed ero scesa al bar a prendermi qualcosa da bere per cercare di non pensare al guaio che avevo combinato. Lì avevo incontrato Jasper che mi aveva invitato a fargli compagnia mentre cercava di ammazzare il tempo prima del rientro a casa.
-Bella, tutto bene, mi sembri così pensierosa. So di non essere competente in materia e parlo da profano ma non credo tu debba lasciarti abbattere da una sconfitta. Conosco bene Edward e non si farà buttare giù da quella sottospecie di bambinetto abbronzato di Black- e lo vidi sorridermi cercando di tranquillizzarmi. In fondo lui era il fratello di Edward quindi potevo confidarmi e raccontargli quello che era successo.
-Jasper, vedi…… in effetti c’è una cosa che mi preoccupa ma non è il risultato della gara, è quello che è successo dopo…..-
-Ti riferisci al bellissimo exploit di stronzo Cullen Senior????- sgranai gli occhi a quelle parole, lui sapeva quindi aveva già parlato con Ed e gli aveva raccontato tutto e da come parlava di suo padre era evidente che nemmeno lui condividesse il modo in cui si era comportato –Edward ti ha raccontato???- lo vidi ridere amaro –Raccontare è una parola grossa. Mi ha sbattuto contro rientrando in albergo e quando ho tentato di fermarlo per capire cosa avesse mi ha urlato contro, per sommi capi, quello che nostro padre gli aveva detto- lo stomaco mi si contorse al solo pensiero di come poteva stare in quel momento –E’…….è tanto incazzato
con me???- chiesi in un sussurro vergognandomi di me stessa. Jasper mi guardò con aria perplessa –Con te??? E tu che c’entri???- mi feci coraggio e gli raccontai la parte che forse suo fratello aveva omesso, la mia bella sfacciataggine davanti al loro padre e la sua risposta pronta fino a che non ci aveva voltato le spalle portando via con se sua moglie. Jasper ascoltò tutto in silenzio poi mi sorrise –Bella, sapevo anche questo- in quel momento non afferrai subito le sue parole –Edward mi aveva già detto anche questo ma non è minimamente incazzato con te. Lo è con se stesso e con nostro padre. Le parole che mio padre gli ha rivolto non lo hanno molto colpito perché ormai lui ci è abituato ma lui si è vergognato per ciò che nostro padre ha detto nei tuoi confronti. Bella….. Edward è incazzato con se stesso per non averti difeso davanti a nostro padre e non essere riuscito ad evitare che lui ti offendesse in quel modo gratuito-
Sgranai gli occhi scioccata…….lui era in pena per me, non era arrabbiato perché gli avevo fatto fare una figura di merda davanti a suo padre???? O mio dio, era vero che di quel ragazzo ancora non avevo capito nulla. Negli ultimi giorni si era aperto tanto e mi aveva raccontato per sommi capi la sua storia. Avevo apprezzato tanto lo sforzo che aveva fatto per farmi capire maggiormente un po’ di se ed anche quello aveva contribuito al fatto che ora lavoravamo bene, ed insieme avevamo instaurato anche un buon affiatamento. Ovviamente non potevo nascondere che oltre l’affiatamento, il fatto di rendermi conto che avesse un fisico niente male non mi aiutava affatto, ed ora che il carattere iniziava a piacermi, la sua vicinanza era come benzina sul fuoco per i miei sensi. Quella mattina che aveva bussato alla mia porta
indossando solo i jeans avevo pensato di morire li sul colpo. Era la prima volta che lo vedevo a dorso nudo e, anche se avevo già presente la portata del suo fisico, vedermelo davanti era stato insostenibile. Da allora avevo iniziato a guardarlo molto più attentamente soffermandomi su piccoli dettagli del suo modo di fare e mi ero ritrovata a rendermi conto che mi piacesse…..troppo, ogni volta che lo avevo vicino sentivo un brivido per il corpo, per non parlare dell’incendio che divampava nel mio
basso ventre quando nella mia mente riaffioravano i ricordi delle sue labbra sulle mie. Stavo divagando e me ne resi conto solo quando Jasper mi scosse, riportandomi bruscamente al presente –Lo so che è uno stronzetto per gran parte del tempo ma è una maschera, in lui c’è molto di più, posso assicurartelo- tirai un sospiro capendo la portata di quelle parole –Lo so- gli dissi solamente, poi, dopo averlo ringraziato, mi alzai e tornai in camera a finire di chiudere le valigie.
Lo rividi in mezzo al nostro Team quando salimmo sull’aereo; stanco, sbattuto, occhiali da
sole a coprire gli occhi sicuramente tristi, le cuffiette nelle orecchie per chiudere fuori il mondo. Mi limitai a guardarlo senza invadere il suo silenzio. Aveva chiesto di essere lasciato in pace e sperai ardentemente che fosse il modo più veloce perché gli passasse il nervoso e potessi cogliere l’occasione per parlare.
Quando arrivammo in sede lui era davanti a tutti e come un fulmine entrò nel palazzo sparendo alla mia vista. Non avevo voglia ne di riposare, ne tantomeno di stare in casa a rimuginarci sopra così mollai la valigia in camera e scesi in garage armata di tuta e casco. La mia piccolina ed io avevamo bisogno di sgranchirci un pochino ed allentare la tensione ora era la soluzione migliore.
Tolsi il telone e cercai di darle una spolverata visto che era stata ferma per un pochino. Nel momento in cui andai per montare in sella sentii il rombo di un’altra moto nelle vicinanze. Ovviamente non potevo sbagliarmi, era un rombo identico a quello della mia moto solo di una cilindrata più piccola e capii immediatamente che doveva essere Edward. Mi affrettai a infilarmi il casco ed i guanti e poi partii dietro di lui. Restai a distanza tanto per non farlo sentire sotto pressione mentre percorreva la strada che portava verso il mare. Aveva davvero avuto la mia stessa idea. Da quando ci eravamo trasferiti qui la cosa che amavo di più, nei momenti di pausa o quando avevo bisogno di pensare, era prendere la mia moto ed andare al mare. Anche se la temperatura non era calda, tutto quello mi rilassava molto e distendeva i miei nervi.
Scese la baia e trovò una stradina fra gli scogli che gli permise di arrivare fino alla spiaggia.
Parcheggiò la moto nello spiazzo e si tolse il casco scendendo ed appoggiandolo sul sedile. Spensi la moto più distante e poi mi avvicinai piano per non farmi sentire, lui intanto camminava verso riva finchè non si buttò per terra e prendendo le ginocchia al petto si mise a fissare l’orizzonte con lo sguardo perso. Mi strinse il cuore vederlo così, parcheggiai la moto accanto alla sua lasciando anche io casco e guanti sulla sella e poi mi diressi verso di lui. Senza dire nulla presi posto accanto a lui che alzò lo sguardo incatenando i suoi occhi
nei miei senza parlare. Potevo leggere la sua rabbia, la sua voglia di urlare, ma non dissi nulla, semplicemente ci guardammo per un istante infinito, non servivano parole, le nostre anime si stavano capendo e rassicurando a vicenda. Fu lui il primo a rompere il silenzio –Ti va di correre in pista con me???- restai piacevolmente colpita dalle sue parole –Certo, magari ti faccio mangiare la polvere un’altra
volta, che ne dici Cullen???- gli dissi cercando di alleggerire quell’atmosfera tesa intorno a noi. Accennò un debole sorriso e si alzò in piedi poi porgendomi una mano per aiutarmi a tirarmi su –Quando vuoi Swan, andiamo su!!!!!- e mi spinse verso le moto. Riprendemmo la strada di casa guidando tranquillamente e godendoci il panorama.
Arrivammo sotto il palazzo e parcheggiammo le moto. Prendemmo uno dei kart e arrivammo ai box. Avevamo voglia di correre entrambi, ci si leggeva in faccia. Mi voltai verso Edward che stava chiudendo il box a chiave
–Hei??? Hai paura che scappo???- gli chiesi cercando di farlo ridere
-Magari dopo che ti avrò battuto vorrai dartela a gambe quindi mi sto assicurando che le vie di fuga siano bloccate- e si mise a ridere. Finalmente stava allentando la tensione così stetti al gioco –Ah si???? Battere me???? Te lo sogni carino!!!!- ed inforcai il casco mettendo in moto. Lui fece altrettanto e ci avvicinammo alla linea di partenza.
-Quanti giri facciamo stavolta???- mi urlò cercando di farsi sentire sopra i rombi delle
moto accese –Quanti ne vuoi, per stracciarti mi ci vuole poco- gli risposi sicura di me. Mi rispose con un dito medio alzato
–Bambina, fossi in te non scherzerei con il fuoco!!!!!- stavamo giocando e ci stavo prendendo gusto, si stava rilassando tornando lo stronzone dei giorni precendenti…….sempre meglio della mummia egizia del giorno prima!!!! –Quanti giri Cullen???? Su che non ho tutto il giorno per stare qui a perdere tempo con te, sono una donna molto impegnata, IO!!!!- e gli restitui il dito medio.
-Ok, donna impegnata, facciamo dieci giri??? Ce la fai a starmi dietro???- lo guardai sgranando gli occhi –Dieci giri vanno benissimo e preparati perché vedrai solamente l’ombra del mio culo invece che la pista appena ti sorpasserò- gli risposi ridendomela –Ok, vediamo allora come stai messa di culo ahahahahahahahah- ma non feci in tempo a rispondere alla sua provocazione che iniziò il conto a rovescio con le dita fino a darci il via e sfrecciammo portando al massimo i nostri bolidi. Riuscimmo a percorrere il lungo rettilineo che
costeggiava il tunnel dei box uno di fianco all’altro, lui tirava, io acceleravo, stavolta mi sembrava diverso dalla prima volta che avevamo corso insieme. Sembrava come se entrambi non fossimo spinti dalla voglia di sovrastare l’altro, pareva più come uno scontro ad armi pari. Per la prima volta mi dava l’impressione che Edward stesse gareggiando con un suo pari, come lo avevo visto fare in pista, come avrebbe fatto con Riley accanto. Forse aveva smesso di sottovalutarmi e mi stava dando l’importanza che meritavo. Mi persi troppo in pensieri miei e quando
arrivammo alla prima curva a sinistra staccai in ritardo rispetto a lui scodando ma riprendendo la moto all’ultimo come solo io sapevo fare, solo che quella disattenzione portò Edward davanti a me e lo vidi aprire il gas per farmi mangiare la polvere. Allora riportai la mia concentrazione ai livelli massimi cercando di attaccarmi alla sua ruota posteriore per prendergli la scia. Lo seguii per molto, quasi dandogli l’impressione che mi fossi come rassegnata a stare dietro ma sapevo che non era un fesso, capiva perfettamente la mia tecnica e comprendeva che stavo solo aspettando il momento opportuno per poterlo superare. Presi l’occasione nell’ultima curva a destra prima del rettilineo che avrebbe decretato la fine del nostro decimo giro. Lo guardavo che mi teneva d’occhio, sapeva bene che avrei tentato il tutto per
tutto e fino ad allora era stato bravo a chiudermi tutte le vite di passaggio ma volli esagerare e sfrontatamente arrivai al limite della curva prima di staccare, portando al massimo la piegatura della moto, stavo rischiando tantissimo ma ero sicura di potercela fare, lui si aspettava un passaggio esterno che sarebbe stato di gran lunga semplice anche se poi mi avrebbe chiuso la strada invece di punto in bianco mi spostai a destra nell’interno della curva e mi appiattii il più possibile piegandomi oltre i limiti
dell’immaginabile, al limite del cordolo sperando di non andare sull’erba altrimenti la moto mi avrebbe sbalzato; invece la manovra fu perfetta ed uscita dalla curva mi raddrizzai aprendo il gas e tirando fino allo stremo, passando il traguardo per prima. Frenai la moto inchiodando e guardandomi dietro e lo trovai fermo poco dopo il traguardo che si era tolto il casco e mi guardava con gli occhi spalancati.
Sapevo che quello che avevo fatto era impressionante a chi lo vedeva ma ormai la moto per me era senza segreti quindi potevo permettermi ogni tanto il lusso di qualche azzardo. Mi tolsi il casco e poi lo raggiunsi rientrando nei box. Spensi la moto, misi il cavalletto e scesi –Sono senza parole- mi disse guardandomi, sembrava come in trans –Mi pare tu stia parlando…..- gli dissi ridendo ma lui
sembrava come perso in chissà quali pensieri –Oh ma dai, lo sapevi che ti avrei stracciato di nuovo!!!! Non fare così, dai……se hai bisogno di uno sfogo usami quando vuoi- cercai di sdrammatizzare portandola sul ridere ma lui mi guardò serio avvicinandosi -Potrei tener ben presente, questa tua offerta- mi rispose guardandomi dritto negli occhi con voce roca e sensuale. Per un attimo avvertii le ginocchia molli ed il cuore a mille nel petto. Io stavo scherzando ma lui aveva frainteso le mie parole. Stavo per spiegare il malinteso quando schiantò la sua bocca sulla mia. Cercai di opporre resistenza ma la sua mano sulla mia nuca mi teneva incollata alle sue labbra ed iniziai a perdere lucidità. Non erano le sensazioni della scorsa volta, erano molto di più: più forti, più intense, quel bacio sapeva di sofferenza, di voglia di gridare, di bisogno di sentirsi, avvertirsi, toccarsi e mi resi conto che anche io avevo bisogno di tutto quello, anche io stavo cercando quello, non era amore, era passione allo stato puro……e mi arresi a lui.
Mani forti e leggere scaldavano la mia pelle, la facevano vibrare in brividi lenti e continui. Il fiato agitato, corto, il palpito insistente del mio cuore a battere nel petto, cercando uno spazio che ormai non ha più. Le sue dita afferrarono i miei fianchi portandomi di prepotenza verso i suoi, dove la sua presenza si fece sentire importante fra noi. Le mie labbra tracciarono fameliche le linee del suo collo. Mi soffermai in quel punto dove dolce avvertivo il battito del suo cuore impazzito come il mio. Piccoli morsi sulla pelle lasciavano una leggera area arrossata. Le sue dita lente risalivano la mia pelle, insinuandosi sotto la canotta, accarezzandomi; quasi con timore s'avvicinarono al seno, seguendo il profilo del tessuto, lo superarono accarezzando i capezzoli e strizzando con quelle mani che sembravano fatte
apposta per il mio seno. I nostri occhi si incatenarono, profondi, pozze di cioccolato liquido, caldo, nero, avvolgente come la notte i miei; verdi-azzurri come il mare in tempesta, impetuosi, travolgenti, sconvolgenti i suoi. I nostri nasi si sfiorarono e il suo alito caldo si infranse sulla pelle del mio viso, avvertii la sua lingua percorrere il bordo della mia bocca prima di scendere a tuffarsi sui miei capezzoli pronti a fiorire sotto i colpi della sua lingua.
Ogni suo piccolo movimento mandava scosse elettriche al mio corpo.
La canotta scivolò via dal mio corpo seguita dalla sua maglietta….le mie dita seguivano le curve dei suoi muscoli che reagivano e si inarcavano sotto le mie carezze, viaggiando lente sull'ampiezza del suo torace. Baci infuocati, bagnati dalla sua sapiente lingua che si muoveva lenta su di me.
Per un attimo i nostri sguardi si incontrarono, ardevano di passione nascosta. Velocemente fece scivolare i miei pantaloni, accarezzando con le dita ogni centimetro delle mie cosce, piano, accompagnando la discesa dei miei indumenti e tornando su in una lenta tortura di piacere. I miei occhi, come richiamati dal canto della sirena, si spostarono sui suoi boxer dove il suo membro scalpitava per uscire ormai teso e gonfio all’inverosimile, Trattenni quasi il respiro mentre con le mani presi a
calare piano i suoi jeans ed i boxer, godendo di quella pelle, di quei muscoli che mi facevano impazzire. Portai le mie gambe attorno alla sua vita per stringerlo addosso a me. Le mie mani lente e vogliose si muovevano sul suo membro, percorrendone la lunghezza. Un gemito abbandonò le sue labbra e subito dopo iniziò ad assaggiare la pelle del mio collo. Le sue mani afferrarono i miei fianchi appoggiandomi al suo corpo, mentre viaggiavano verso il mio sedere, strizzandolo e sollevandomi da terra. Mi adagiò su uno dei banchi da lavoro buttando a terra tutto quello che c’era sopra, ormai non pensavamo più a nulla, eravamo istinto, preda delle nostre sensazioni, della voglia di appartenerci, senza preoccuparsi del dopo. Da dietro la mia nuca la sua mano scese passando in mezzo ai miei seni, accarezzando la pelle nuda, facendomi inarcare e scendere sdraiata sul piano mentre lui continuava il suo viaggio fino ad arrivare alle mia mutandine già fradice dei miei umori. Lo sentii scansarle e farsi strada con due dita entrando dentro me. Trattenni il respiro poi un gemito lasciò le mie labbra. Mi inarcai di più quando iniziò a entrare ed uscire da me mentre con il pollice massaggiava il mio clitoride. Quando l’eccitazione divenne insostenibile e sentii che l’orgasmo stava montando dentro di me decisi che non era così che volevo godere e mi tirai su di scatto bloccando i suoi movimenti. Presi la sua mano e la feci uscire da me, poi, non lasciando mai il contatto con i suoi occhi, afferrai di nuovo il suo membro portandolo alla mia entrata. Lui mi guardò ancora in cerca del permesso ed in un istante mi fu dentro, mentre entrambi sospirammo come in estasi. Scivolò dentro di me come se fosse la cosa più naturale al mondo. Era come se fossi stata plasmata per essere un tutt’uno con lui. I nostri corpi si adattavano perfettamente, sembravano due pezzi di un interno. Spinte forti, decise, sentivo tutto il mio corpo insieme al suo, si modellava, si adattava, si plasmava mentre l’aria era satura dei nostri sospiri, dei nostri gemiti di piacere. Mi prese di nuovo per il sedere e mi attaccò nuovamente al suo corpo. Mi appoggiò alla parete aumentando l’intensità delle sue spinte; mi mancava il fiato, era insostenibile il piacere che stavo provando; mai in vita mia avevo avuto del sesso così appagante con nessuno. Piano iniziò a scendere portandomi con lui fino ad arrivare sdraiati per terra. Si posizionò con le braccia ai lati del mio viso ormai arrossato e sudato dallo sforzo e spinse ancora ed ancora come a volermi entrare nell’anima fino a che un urlo somigliante ad un ringhio uscì dalle sue labbra mentre riversava in me tutto il suo seme caldo ed io, come se una miccia mi si fosse accesa dentro, sentii le mie pareti intime stringersi intorno al suo membro mentre lui pompava ancora in me il suo seme e vibrava per il suo orgasmo scatenando il mio fino a farmi
mancare il fiato. Con gli occhi chiusi cercai di regolarizzare il respiro mentre sentivo il suo corpo ancora abbandonato su di me ed il suo respiro accelerato. Piano riaprii gli occhi trovando i suoi a fissarmi, lucidi, grandi, un mare calmo e limpido. Si abbassò a baciarmi la bocca mordendomi il labbro inferiore per poi passarci la lingua per lenire il dolore. Aprii la bocca concedendogli accesso e gustando il suo sapore e le nostre lingue che si univano in una danza sensuale.
Stavo iniziando a realizzare. Si alzò leggermente da me in modo da darmi la possibilità di
mettermi seduta. Ci guardammo intorno rendendoci conto solo allora che nel box avevamo buttato a terra tutto, sembrava passato un tornato. Ci guardammo di nuovo negli occhi per un minuto, poi, come se stessimo pensando la stessa cosa, scoppiammo a ridere a crepapelle. Di punto in bianco lui smise fissandomi serio. Un lampo malizioso gli attraversò gli occhi prima di parlare –Stavolta ho vinto io, sei stata in mio potere, ero sopra che dominavo- e scoppiò a ridere. Si stava facendo beffa di me???? Ora ci avrei pensato io. Mi alzai lentamente in modo da potergli dare il tempo di ammirarmi a figura intera (ovviamente nuda) e quando vidi i suoi occhi sgranarsi capii di aver raggiunto il mio scopo (renderlo
incapace di intendere almeno per un momento……il tempo necessario per reperire ciò di cui avevo bisogno). Gli diedi le spalle per far si che il mio lato B gli desse il colpo di grazia ed una volta presa la mia “fida chiave inglese” la nascosi dietro la schiena senza farmi vedere da lui che aveva ovviamente gli occhi puntati altrove e mi riavvicinai con passo felino e sguardo malizioso. Lui era ancora seduto per terra ed io arrivai di fronte a lui. Ovviamente, visto che ero in piedi, all’altezza dei suoi occhi c’era la parte di me che più gli interessava, quindi potei agire indisturbata, non mi stava proprio badando finchè un sonoro tonfo non arrivò dalla sua testa quando gli diedi la mia arma preferita su quella zucca vuota –Ma che cazzo fai????- mi urlò contrariato mentre si massaggiava la parte lesa –Cullen…….vai a farti fottere….tu con me non vincerai mai!!!!- e raccogliendo i miei vestiti da terra scappai nel bagno prima che potesse reagire. Mi voltai prima di chiudere la porta e regalandogli un bel dito medio ed un sorrisetto compiaciuto di vittoria mi barricai dentro.
Angolino autrici
Ehm……..noi quasi quasi ci andremmo a nascondere, lasciamo a voi i commenti, ricordatevi che vi vogliamo bene ^_^
Ricordiamo qui le nostre avventure già in corso:
My first, my last, my everything di Passion80
Pensieri in parole di Passion80
Passion of mind di Passion80
The book of the days di Mikkiko78
Everytime you touch me di Mikkiko78
BlackOut di Mikkiko78
Qui poi potete seguirci in un blog di amiche insieme a tante altre amanti di FF. Leggete, leggete, leggeteeeeeeeeee
My Big Hard Tool
POV Bella
Avevo cercato di rasserenarlo andando subito da lui per fermare tutti quei pensieri distruttivi che sicuramente vorticavano nella sua mente ma non avevo fatto i conti con la
Negli ultimi tempi fra me ed Edward si era instaurata una convivenza abbastanza pacifica. Non nego che la voglia di tirargli la mia “fida chiave inglese” ogni tanto ancora tornava a galla ma poi alla fine avevo visto che in lui c’era molto di
Quando ero tornata, affranta, in albergo avevo trovato il cartello non disturbare sulla sua
-Bella, tutto bene, mi sembri così pensierosa. So di non essere competente in materia e parlo da profano ma non credo tu debba lasciarti abbattere da una sconfitta. Conosco bene Edward e non si farà buttare giù da quella sottospecie di bambinetto abbronzato di Black- e lo vidi sorridermi cercando di tranquillizzarmi. In fondo lui era il fratello di Edward quindi potevo confidarmi e raccontargli quello che era successo.
-Ti riferisci al bellissimo exploit di stronzo Cullen Senior????- sgranai gli occhi a quelle parole, lui sapeva quindi aveva già parlato con Ed e gli aveva raccontato tutto e da come parlava di suo padre era evidente che nemmeno lui condividesse il modo in cui si era comportato –Edward ti ha raccontato???- lo vidi ridere amaro –Raccontare è una parola grossa. Mi ha sbattuto contro rientrando in albergo e quando ho tentato di fermarlo per capire cosa avesse mi ha urlato contro, per sommi capi, quello che nostro padre gli aveva detto- lo stomaco mi si contorse al solo pensiero di come poteva stare in quel momento –E’…….è tanto incazzato
Lo rividi in mezzo al nostro Team quando salimmo sull’aereo; stanco, sbattuto, occhiali da
Quando arrivammo in sede lui era davanti a tutti e come un fulmine entrò nel palazzo sparendo alla mia vista. Non avevo voglia ne di riposare, ne tantomeno di stare in casa a rimuginarci sopra così mollai la valigia in camera e scesi in garage armata di tuta e casco. La mia piccolina ed io avevamo bisogno di sgranchirci un pochino ed allentare la tensione ora era la soluzione migliore.
Scese la baia e trovò una stradina fra gli scogli che gli permise di arrivare fino alla spiaggia.
Arrivammo sotto il palazzo e parcheggiammo le moto. Prendemmo uno dei kart e arrivammo ai box. Avevamo voglia di correre entrambi, ci si leggeva in faccia. Mi voltai verso Edward che stava chiudendo il box a chiave
-Magari dopo che ti avrò battuto vorrai dartela a gambe quindi mi sto assicurando che le vie di fuga siano bloccate- e si mise a ridere. Finalmente stava allentando la tensione così stetti al gioco –Ah si???? Battere me???? Te lo sogni carino!!!!- ed inforcai il casco mettendo in moto. Lui fece altrettanto e ci avvicinammo alla linea di partenza.
-Quanti giri facciamo stavolta???- mi urlò cercando di farsi sentire sopra i rombi delle
–Bambina, fossi in te non scherzerei con il fuoco!!!!!- stavamo giocando e ci stavo prendendo gusto, si stava rilassando tornando lo stronzone dei giorni precendenti…….sempre meglio della mummia egizia del giorno prima!!!! –Quanti giri Cullen???? Su che non ho tutto il giorno per stare qui a perdere tempo con te, sono una donna molto impegnata, IO!!!!- e gli restitui il dito medio.
Sapevo che quello che avevo fatto era impressionante a chi lo vedeva ma ormai la moto per me era senza segreti quindi potevo permettermi ogni tanto il lusso di qualche azzardo. Mi tolsi il casco e poi lo raggiunsi rientrando nei box. Spensi la moto, misi il cavalletto e scesi –Sono senza parole- mi disse guardandomi, sembrava come in trans –Mi pare tu stia parlando…..- gli dissi ridendo ma lui
Ogni suo piccolo movimento mandava scosse elettriche al mio corpo.
La canotta scivolò via dal mio corpo seguita dalla sua maglietta….le mie dita seguivano le curve dei suoi muscoli che reagivano e si inarcavano sotto le mie carezze, viaggiando lente sull'ampiezza del suo torace. Baci infuocati, bagnati dalla sua sapiente lingua che si muoveva lenta su di me.
Per un attimo i nostri sguardi si incontrarono, ardevano di passione nascosta. Velocemente fece scivolare i miei pantaloni, accarezzando con le dita ogni centimetro delle mie cosce, piano, accompagnando la discesa dei miei indumenti e tornando su in una lenta tortura di piacere. I miei occhi, come richiamati dal canto della sirena, si spostarono sui suoi boxer dove il suo membro scalpitava per uscire ormai teso e gonfio all’inverosimile, Trattenni quasi il respiro mentre con le mani presi a
Stavo iniziando a realizzare. Si alzò leggermente da me in modo da darmi la possibilità di
Angolino autrici
Ehm……..noi quasi quasi ci andremmo a nascondere, lasciamo a voi i commenti, ricordatevi che vi vogliamo bene ^_^
Ricordiamo qui le nostre avventure già in corso:
My first, my last, my everything di Passion80
Pensieri in parole di Passion80
Passion of mind di Passion80
The book of the days di Mikkiko78
Everytime you touch me di Mikkiko78
BlackOut di Mikkiko78
Qui poi potete seguirci in un blog di amiche insieme a tante altre amanti di FF. Leggete, leggete, leggeteeeeeeeeee
My Big Hard Tool
Buhahaahhahahahhahahahahahahahaha
RispondiEliminagiuro non riesco a smettere....
Bella e la sua chiave inglese ormai sono una certezza...
Arrivano sempre nel momento del bisogno.... e la cosa mi fa piacere perchè non vuol dire che lei ha chiuso la porta ad un possibile rapporto con Edward, ma credo che adesso ogni occasione sarà buona per zompare e lasciarsi andare... e anche stavolta mi dispiace ammetterlo ma Edward se l'è meritato... sempre co ste cippa di uscite infelici...
Prima con quell'affermazione da scaricatore di porto: -Lo sapevo, che sotto questo aspetto da tigre, sei anche tu una gattina pronta a fare le fusa. Sei proprio come tutte le altre-
Adesso co st'altra battutaccia da idiota troglodita: –Stavolta ho vinto io, sei stata in mio potere, ero sopra che dominavo-
Cazzarola... se sai che quella è una ragazza dalla sassoliata facile che cacchiarola ti metti li a fare il piacione... scusa eh... ma fossi stata in lei gliel'avrei lasciata cadere pure sui gioiellini di famiglia... un po' di dolore acuto non avrebbe di certo guastato l'apparato riproduttivo... e insomma, un po' di charme e di coccolucce nel post coito ci stanno sempre... ed in entrambe le due occasioni lui finisce per farsi shekerare un po' il cervello da na chiave inglese... mah...
Per il resto capitolo come sempre sbalorditivo... mi piace un sacco sta storia... che alterna nervoso ad attimi di estrema ilarità...
2 teste e un solo grande talento... LA RISATA DI CUORE!!!
Grazie piccinine mie... per stavolta siete graziate... ah e dite ad Edward di prendere un po' di consigli sulle relazioni di coppia... altrimenti tra un paio di capitoli si ritroverà con la testa ammaccata dal qualche arnese meccanico.... uomo avvisato ... mezzo salvato...
Alla prox... baciuzzi