Capitolo 7 - Slave to love
Slave to love

POV Edward

Le due settimane che seguirono quella sorta di armistizio fra me e Bella furono ben oltre ogni mia aspettativa. In effetti, una volta sotterrata l’ascia di guerra, era una ragazza piena di risorse. Mi ero reso conto da solo che avevo iniziato a guardarla in modo diverso ma non volevo dare ascolto ai miei pensieri. Dovevamo lavorare a stretto contatto, dalla mattina alla sera, e non sarebbe stato sano portare avanti una relazione tra di noi, le cose si sarebbero complicate irrimediabilmente, il lavoro ne avrebbe risentito…..no, decisamente quel bacio era stato un errore ed anche lei sembrava pensarla come me. Da quel giorno non ne avevamo più parlato e tutto andava nel migliore dei modi.
Certo, non andavamo ancora d’amore e d’accordo, mi divertivo comunque a punzecchiarla e speravo sempre un giorno o l’altro di spuntarla con lei in pista ma poi mi rendevo conto di osservarla di nascosto mentre correva con la mia moto per testarla e mi accorgevo che ammiravo estasiato il suo modo di guidare, quella grinta che nemmeno io avrei mai avuto, un modo di essere unico che la rendeva un pilota eccezionale……un giorno mi sarei fatto spiegare perché non correva ma aveva deciso di restare nelle retrovie come semplice collaudatore……magari quando saremmo stati un pochino più in confidenza.
La mia testa ringraziava sentitamente la nostra tregua; nessuna chiave inglese aveva più attentato alla mia scatola cranica e mi guardavo bene da farla indispettire quando nelle vicinanze c’era la cassetta degli attrezzi a portata di mano.
Adesso mi parlava anche in inglese anche se io mi sforzavo di capire e comprendere l’italiano, avrei voluto, prima o poi, riuscire a rilasciare interviste nella lingua del paese che mi ospitava come segno di rispetto quindi mi concentravo su ogni parola che udivo intorno a me.
Il bello era rendersi conto che le vecchie abitudini erano dure a morire. La sera, quando scendevo per fare il bucato, mentre caricavo la lavatrice mi guardavo circospetto intorno e non mi allontanavo per nessun motivo, nemmeno per andare in bagno……la biancheria di Barbie ancora faceva bella mostra di se nel mio guardaroba e non volevo che “inavvertitamente” o magari in un attimo di nostalgia, quel diavolo in gonnella mi tirasse un altro scherzetto ai danni del mio povero bucato.
Mi trattava in modo diverso, quello non potevo negarlo, ma non mi fidavo poi così tanto da darle completa fiducia, in fondo era stata talmente tanto vendicativa da lasciarmi segni permanenti. Ovviamente ero anche cosciente di aver meritato tutto quello che mi aveva combinato. L’avevo trattata male, derisa, offesa, umiliata, era giusto che pagassi.
Il brutto di lavorare a stretto contatto con una donna era proprio non poter dimenticare
che lo fosse. Quando non eravamo in pista a provare girava per i box con la tuta ma nemmeno uno scafandro avrebbe potuto celare ai miei occhi le sue curve e qualcuno nei paesi più bassi se ne rendeva conto benissimo……il massimo della scomodità era cercare di salire in moto con una erezione degna di un porno divo…….dolorosissimo, non lo auguro a nessuno!!!!!
Da diavolo in gonnella perché mi angustiava la vita ora era diventata la tentazione fatta persona, il bello era che non se ne rendeva proprio conto. Un pomeriggio, addirittura, ero
affacciato alla finestra della mia camera fumando una sigaretta quando mi resi conto che nel cortile del palazzo Emmett e Bella stavano lavando il pick-up di Charlie. Era bello vedere quei due insieme, Emmett la trattava come la sua luce, per lui non c’era donna più importante, anche con Rose non si comportava così. L’amore per sua sorella andava oltre tutto. Era buffo vederli uno accanto all’altra, il gigante e la bambina; lui la prendeva in giro e poi la caricava in braccio facendola girare finchè non chiedeva pietà. Una volta a terra lei si vendicava bagnandolo col getto del tubo e lui la ricambiava con la stessa moneta. Quel pulcino bagnato, alla fine della disputa, era la ragazza più sexy che avessi mai visto. Gli short di jeans corti, la canottiera
attillata addosso, resa trasparente dall’acqua, i capelli bagnati che le ricadevano sul viso, insomma, il solito inquilino del piano di sotto apprezzava più di me e non faceva mistero di dimostrarmelo. Mi resi conto però che nemmeno lei era molto indifferente al mio fisico la mattina che, resomi conto di aver finito il caffè, come in tutti i migliori rapporti di buon vicinato, suonai alla sua porta per sapere se ne avesse. Quando aprii la porta la vidi in forte imbarazzo. Ok, magari aveva giocato un pochino sporco recandomi da lei con solo i jeans ed a dorso nudo ma lei di solito mi riduceva ad un pinguino in continua erezione e senza nemmeno rendersene conto quindi diciamo che una piccola
rivincita me la meritavo. Quello che non tenevo mai conto era che il mio corpo reagiva a lei anche quando era completamente coperta…..anche col casco…….dovevo vedere uno specialista……..credo che l’astinenza ormai iniziava a dare segni evidenti. Eppure non mancavano le offerte…e non parlo di lavoro. Tutti i giorni davanti ai cancelli c’erano schiere di ragazzine urlanti che bramavano una foto con me o un autografo ed ogni tanto mi concedevo alle folle cercando di calmare le loro grida che disturbavano tutto il vicinato. Non mi era sfuggito nemmeno che Bella mi guardava sempre in cagnesco quando ero attorniato da tutte quelle fan ma in fondo lo avevamo saputo fin dall’inizio. Con la pubblicità la mia visibilità si era triplicata, per la gioia di Jasper e per la mia disperazione, che ormai non potevo più girare per strada come un comune mortale senza essere assalito.
Così ora avevo i calli alle mani ed enormi problemi a mettermi i jeans attillati che lasciavano
intravedere fin troppo a chi mi guardava.
Quella donna era una tentazione ma almeno i nostri rapporti si erano fortemente ammorbiditi. Spesso entravamo in pista insieme, fianco a fianco ognuno con la propria moto e mi seguiva passo passo per apportare le modifiche che sembravano più opportune.
Il nuovo circuito sarebbe stato l’osso più duro in assoluto; Austin era una nuova tappa per il moto GP, appena inserito fra le tappe del nostro gran premio, era un salto nel vuoto per tutti. Nessuno vi aveva mai corso quindi potevamo solo studiare il circuito ma alla fine sarebbe stato il destino a giocare le sue ultime carte nel momento in cui saremmo scesi in pista.
Ero ansioso, preoccupato, in continua tensione ma a dirla tutta non era solo la corsa il motivo. La sera prima della corsa eravamo rimasti io e lei nei box, avevamo fatto tardi perché dopo i due giorni di prove libere ci eravamo resi conto che la moto necessitava ancora di una messa a punto quindi ci eravamo
messi subito a lavoro facendo notte senza nemmeno accorgercene.
Non mi ero reso conto di stare fissando la moto in trans finchè non avvertii la sua mano sul mio braccio –Hei, Edward tutto bene??- aveva smesso di chiamarmi Cullen e lo avevo apprezzato tantissimo e poi quel tono dolce da mamma chioccia che usava con me in quel momento mi faceva sentire sereno. Mi voltai e le sorrisi –Si, tutto ok, stavo solo riflettendo su domani-. Si sedette accanto a me e mi guardò dolcemente –Lo so che è una gara impegnativa ma ti giuro che abbiamo fatto il possibile, la moto meglio di così non può andare, è al massimo e sono sicura che sarai come sempre il numero uno in pista!!!!- e mi sorrise rassicurante.
-In effetti non è solo la corsa a preoccuparmi…..-
-Hei??? Vorresti dirmi che il grande Edward Cullen ha paura???? Naaaaa, affronti tutti i giorni orde di ragazzine con gli ormoni impazziti a rischio e pericolo della tua stessa vita, non dovresti avere più paura di niente!!!- e si mise a ridere trascinandomi con lei. Capivo cosa stava cercando di fare, mi stava distraendo in modo da farmi rilassare ma forse era tempo che anche io mi aprissi un pochino con lei e le spiegassi alcune cose che l’avrebbero aiutata a capirmi meglio –No, in verità il problema sono i miei genitori……ho spedito loro i pass per venirmi a vedere ma non mi hanno fatto sapere nulla……però….sinceramente…..forse è meglio che non vengano…..- la vidi guardarmi triste, sapevo che l’argomento genitori era difficle da affrontare con lei ma volevo sapesse cosa mi
aveva portato ad essere quello che ora ero.
-Se vuoi parlarne puoi farlo liberamente, sono qui che ti ascolto- fissai i miei occhi nei suoi…..non avrei mai creduto che saremmo arrivati a parlare ed aprirci così tranquillamente, avevo pensato che fra noi non ci sarebbe mai stato dialogo…..quanto mi ero sbagliato ma d’altronde come diceva sempre Bella, il criceto nel mio cervello aveva momenti rari di lucidità!!!!
-Mia madre è l’essere più adorabile ed amorevole che esista sulla faccia della terra ma lei non condivide il mio amore per i motori, li ha sempre odiati, ha paura che possa succedermi qualcosa quindi non vede di buon’occhi la mia scelta di diventare pilota, anzi……. Mi ha sempre ostacolato, poi, alla fine, quando si è resa
conto che lo volevo più di ogni altra cosa e non ha trovato l’appoggio di mio padre, si è arresa. Mio padre è un uomo d’affari che mette il lavoro al primo posto, prima della famiglia, della moglie e dei figli. La moto è un suo regalo tanto per alleggerirsi la coscienza e cercare di non fare notare troppo il suo non esserci mai nella nostra vista. La prima volta che sono andato a Daytona Beach a vedere una corsa Nascar mi ha accompagnato lui, è stato li che mi sono innamorato dei motori!!! Ho saputo fin da subito che quello sarebbe stato il mio futuro ed ho cercato di perseguirlo. I suoi soldi
sono serviti a farmi andare in scuole facoltose, a comprarmi la moto dei miei sogni, a farmi allenare in un vero circuito, ad essere preso in considerazione da persone influenti nel ramo, ma non mi sono mai venduto. Quando sono diventato autosufficiente ho vissuto di quello che guadagnavo correndo in team non molto conosciuti finchè non è arrivata la convocazione della Ducati. In quel momento ho capito che il mio sogno di correre per una società motociclistica di prima scelta si stava avverando ma quando sono partito mia madre era disperata e mio padre ha
pensato bene di ricordarmi che sono un Cullen e che il nome che porto determina grandi responsabilità. Il suo primo pensiero è sempre quello che pensano gli altri: la reputazione, il benestare della gente, non gli frega un cazzo che io stia cercando di farmi strada per avere un futuro come sogno da quando ero in fasce, per lui quello che voglio io sono capricci da bambino. La sua è una pressione psicologica che mi sento addosso costantemente. Ho accettato questo lavoro anche perché mi avrebbe portato a miglia e miglia di distanza da lui ma ti giuro che sento la sua pressione anche da qui. Sono così stanco di tutto questo e
sapere che domani potrei rivederlo mi da i brividi!!!!! Scusami Bella, sto qui a buttarti addosso le mie stronzate quando tu ne hai passate di cotte e di crude ed io non so fare altro che i capricci come un bambino viziato- fissai i miei piedi rammaricato, dopo quella confessione non avevo proprio il coraggio di guardarla in faccia. Se mi avesse dato una chiave inglese in testa stavolta le avrei dato ragione…..magari poi me la sarei ridata pure da solo per svegliarmi meglio!!!!!
La sua mano si poggiò lieve sulla mia guancia e alzai di botto i miei occhi puntandoli nei suoi preso in contropiede da quel contatto inaspettato -Edward, non devi farti questi problemi. Tu hai un talento naturale, sei un grande campione
e lo hai dimostrato nella scorsa gara. Non hai mai gareggiato in una competizione così importante eppure non ti sei lasciato impressionare da tutto questo ma hai lottato ed affrontato i tuoi avversari ed alla fine hai vinto dimostrando il tuo valore. Ma anche se tu non fossi arrivato primo, quello che conta non è vincere se quando gareggi lo fai con il cuore. Tu hai la grinta giusta per fare la differenza ma lo devi fare per te stesso, devi dimostrare a te stesso quanto vali e sono sicura che tuo padre sarà fiero di te quando si renderà conto del tuo valore- e mi sorrise. L’abbracciai di slancio senza pensarci troppo. Lei rimase rigida li per li poi mi strinse a sua volta –Spero davvero tu abbia ragione- sussurrai ancora stringendomi a lei poi mi resi conto di cosa stavo facendo e mi tirai indietro come scottato. Lei capì la mia reazione ma
non disse nulla –Ok, adesso che ti ho demoralizzato per bene credo mi ci voglia una sigaretta…….anzi due sarebbe meglio!!!!!- le dissi ridendo e lei fece una smorfia di disapprovazione –Dovresti smetterla con quella merda, anzi, dovresti iniziare a venire a correre con me la mattina così da ossigenare bene i tuoi polmoni!!!!!- mi disse incrociando le braccia al petto –Hei ragazzina, non ho vizi a parte il fumo; non bevo, non mi drogo, non esco a ballare, non mi mangio le unghie, mi dici come scarico la tensione se non posso nemmeno sfogarmi con una bionda???- ma mi resi conto subito della doppio senso che poteva avere la mia affermazione quando la vidi alzare un sopracciglio e mi sbrigai a spiegare quello che
intendevo –Volevo dire con una sigaretta, la bionda intendevo la sigaretta!!!!- e mi grattai la testa imbarazzato –Sarò anche una ragazzina ma ancora so cos’è una bionda, stupido- e scoppiammo a ridere tutti e due –Forza, vai a farti questa bionda e lasciami chiudere tutto qui che è tardi e domani mattina sarà una giornata lunga!!!!- e mi buttò praticamente fuori dal box ridendo. Era riuscita nel suo intento e tornai in camera molto più sereno.
L’indomani ero un fascio di nervi. Mi svegliai con un gran mal di testa, e già non era buon
segno, mi feci una doccia cercando di rilassare i nervi, senza grossi risultati, mi vestii e poi andai direttamente ai box. Erano tutti li che alacremente preparavano le moto. Mi avvicinai a Riley che beveva da una lattina cercando di dare le ultime occhiate alla mappa del circuito per ingannare il tempo –Ry come andiamo???- si voltò e mi riservò un sorriso tirato –Ed, mamma mia mi tremano le ginocchia, non sapere cosa ci aspetta in corsa su questo rettilineo mi da i
brividi. C’è il sole e la temperatura dell’asfalto rasenta i trenta gradi se non di più, ne avremo di casino in corsa, speriamo solo che quella faccia di culo di Black non rompa i coglioni- e cercammo di riderci su anche se entrambi lasciavamo fin troppo trapelare la nostra ansia. Saremmo partiti in file da quattro e, pur avendo conquistato nelle prove libere il primo e secondo posto in partenza, purtroppo Black era terzo, quindi pericolosamente accanto a noi, troppo vicino e pronto a fare danni, sicuramente ancora incazzatissimo per il podio perso di due settimane fa.
Ci schierammo e partimmo ma le sensazioni furono ben diverse dalla scorsa corsa. Mi resi
subito conto che ero in trans, non ero concentrato, non c’ero con la testa, la mia emicrania era li a martellarmi il cervello e fu proprio in un attimo di disattenzione che Black mi fottè la prima posizione con una manovra nella quale rischiai di esser buttato fuori e nella quale invece Riley ebbe la peggio andando a schiantarsi contro il guard-rail.
“Ed mantieni la calma, Riley sta bene” mi tranquillizzarono dai box ed io cntinuai la mia gara ma quel figlio di puttana giocò talmente sporco che non riuscii più a ripassarlo e finii la gara al secondo posto, ad un decimo di secondo dietro Black, praticamente ad un soffio.
Incazzato come non mai rientrai subito e parcheggiata la moto arrivai sotto al podio, assistetti alla premiazione come se non fossi li, mi sentivo uno
stronzo, era colpa mia se ero arrivato secondo, avevo fatto una gara sottotono, lo stronzetto mi aveva sorpassato e mi aveva battuto e sempre per causa mia Riley aveva rischiato davvero grosso. STRONZONE, l’unica parola che poteva definirmi.
Scesi dal palco e per un attimo riuscii ad avere un attimo di lucidità quando vidi Bella venirmi incontro con un espressione contrita ma tranquilla; sapeva come mi sentivo e stava cercando di farmi capire che non ce l’aveva con me per come si era conclusa la gara…..peccato che io invece avrei voluto prendermi a calci nel culo da solo!!!!!
Il momento di serenità però non durò molto perché la voce di Black arrivò alle mie spalle
guastandomi di nuovo l’umore –La piccola Isabella Marie Swan???? Hei, bambolina sei cresciuta proprio bene!!!! Ti sei fatta proprio un bel bocconcino, quando hai voglia di fartela con un vincente sappi che la mia porta è sempre aperta!!!- e scoppiò in una fragorosa risata. Vidi il volto di Bella farsi livido, puntò i piedi, incrociò le braccia al petto e gonfiò le guance, in effetti se non fosse stato che Black era li e rompeva i coglioni l’avrei abbracciata, era adorabile, sembrava una bimba piccola. Con tutto il fiato che aveva in corpo gli rispose per le rime -BLACK, FRANCAMENTE NON SONO INTERESSATA AI BAMBINI CHE USANO I GIOCHETTI PER VINCERE-
-Io credo che cambierai idea prima o poi- rispose lui sempre convinto delle sue
affermazioni -Nemmeno se tu fossi l’ultimo rimasto sulla faccia della terra- gli rispose lei a tono. Bruciavo dentro dalla gelosia al solo vedere come Black lanciava sguardi lascivi a Bella, scannerizzandole il corpo con quell’espressione che lasciava poco all’immaginazione su quali fossero le sue intenzioni con lei. Mi misi in mezzo cercando di portare Bella dietro di me in un moto di protezione che mi scaturiva dal petto -Black adesso hai rotto, perchè non vai a fracassare le palle a quelli del tuo team o forse ti danno qualche soldo in più purchè tu stia il più lontano possibile da loro?-
-Uhuu, come siamo suscettibili Cullen, la sconfitta ti ha roso il culo? Comunque baby, quando ti sei stancata di giocare con i perdenti, sai dove trovarmi- e se ne andò mentre un moto di rabbia sempre più violenta mi faceva rodere il fegato. Avevo voglia di spaccargli la faccia per togliergli quel ghigno dal viso ma alla fine sarei andato solo in mezzo ad un mare di guai, così mi diressi a passo di carica verso i box per poter rientrare il prima possibile.
Poco prima di rientrare nel box due braccia mi avvolsero al collo in un abbraccio così caloroso che di solito si riserva a quelli che tornano dalla guerra. Un profumo femminile mi avvolse, così familiare da riportarmi in mente la mia infanzia e tanto altro, una fragranza che non sentivo da tempo e solo allora mi resi conto mi
era mancata da impazzire, ed una folta chioma color caramello avvolse il mio campo visivo.
-Il mio cucciolo adorato, come mi sei mancato tesoro dolce, quanto volevo vederti!!!!!!- e mi strinse forte a se.
-Mamma…….mamma, non sono andato in guerra, mi stai stritolando, dai sono tutto intero, tranquilla- ma lei non fece in
tempo a replicare perché la voce di mio padre interruppe il nostro momento –Tranquilla Esme, è tutto intero, certamente, non si è sciupato per nulla, d’altronde visti i risultati potevamo anche risparmiarci il viaggio!!!! Che vergogna e pensare che ho detto a tutti che mio figlio era stato preso alla Ducati e ne andavo così fiero, invece mi devo ricredere…..- ma non ultimò la sua ramanzina perché una voce combattiva lo interruppe prima che affondasse ulteriormente le sue parole come pugnali avvelenati nel mio cuore –Perché dice così Signore, non sono d’accordo!!! Edward è un grande pilota e se lei non si fermasse a guardare solo il risultato si sarebbe reso conto che ha fatto una grande corsa. Se lei si fosse degnato per un attimo di guardare il modo di correre di suo figlio ed avesse studiato
la scorsa corsa, si sarebbe reso conto che suo figlio ha un grande futuro!!!!-
-Si, come eterno secondo, per me il risultato conta moltissimo e su quella medaglia c’è scritto secondo posto, il resto sinceramente non mi interessa. Posso sapere con chi ho il piacere di parlare- disse lui in
tono altezzoso –Sono Isabella Marie Swan l’ingegnere che ha progettato, disegnato e collaudato la moto di suo figlio- e lui si mise a ridere guardandoci dall’alto della sua imponente figura –Bene, ora capisco tante cose. Edward adesso ho capito perché non hai vinto, guidi una moto fatta da una donna!!!! E ti fai anche difendere da lei, ma bene, ho cresciuto un senza palle e come se non bastasse anche l’altro figlio ha deciso di seguirlo facendogli da manager……andiamo Esme, non abbiamo altro da fare qui- si voltò prendendo mia madre per un braccio e andando via lasciandoci li come due bambini appena rimproverati e messi in punizione.
Non avevo il coraggio di guardare Bella, mio padre le aveva detto le cose che un tempo le
dicevo io per offenderla. Avevo voglia di piangere, di spaccare tutto, di gridare la mia rabbia, di scappare, di restare solo e lo feci. Iniziai a correre lasciando li Bella che mi chiamava. Non potevo aspettare un minuto di più, era troppo tutto questo, volevo andare via e per farlo dovevo tornare dove ero più sereno, a miglia e miglia di distanza da quello stronzo che mi aveva messo al mondo e mi stava distruggendo la vita.
Angolino autrici
Mamma mia che capitolo tosto, vero???? E’ stata dura scriverlo, loro hanno sotterrato l’ascia di guerra ma c’è chi li mette a dura prova, almeno loro fanno fronte comune ma gli altri???? Cosa ne pensate del viscidone Black ma soprattutto dei genitori di Edward??? Almeno adesso sapete da dove ha preso certi modi di pensare il nostro Ed. Cosa ne pensate??? Lasciamo a voi l’ardua sentenza e vi auguriamo una buona befana.
Ricordiamo qui le nostre avventure già in corso:
My first, my last, my everything di Passion80
Pensieri in parole di Passion80
Passion of mind di Passion80
The book of the days di Mikkiko78
Everytime you touch me di Mikkiko78
BlackOut di Mikkiko78
Qui poi potete seguirci in un blog di amiche insieme a tante altre amanti di FF. Leggete, leggete, leggeteeeeeeeeee
My Big Hard Tool
POV Edward
Le due settimane che seguirono quella sorta di armistizio fra me e Bella furono ben oltre ogni mia aspettativa. In effetti, una volta sotterrata l’ascia di guerra, era una ragazza piena di risorse. Mi ero reso conto da solo che avevo iniziato a guardarla in modo diverso ma non volevo dare ascolto ai miei pensieri. Dovevamo lavorare a stretto contatto, dalla mattina alla sera, e non sarebbe stato sano portare avanti una relazione tra di noi, le cose si sarebbero complicate irrimediabilmente, il lavoro ne avrebbe risentito…..no, decisamente quel bacio era stato un errore ed anche lei sembrava pensarla come me. Da quel giorno non ne avevamo più parlato e tutto andava nel migliore dei modi.
Adesso mi parlava anche in inglese anche se io mi sforzavo di capire e comprendere l’italiano, avrei voluto, prima o poi, riuscire a rilasciare interviste nella lingua del paese che mi ospitava come segno di rispetto quindi mi concentravo su ogni parola che udivo intorno a me.
Mi trattava in modo diverso, quello non potevo negarlo, ma non mi fidavo poi così tanto da darle completa fiducia, in fondo era stata talmente tanto vendicativa da lasciarmi segni permanenti. Ovviamente ero anche cosciente di aver meritato tutto quello che mi aveva combinato. L’avevo trattata male, derisa, offesa, umiliata, era giusto che pagassi.
Il brutto di lavorare a stretto contatto con una donna era proprio non poter dimenticare
Da diavolo in gonnella perché mi angustiava la vita ora era diventata la tentazione fatta persona, il bello era che non se ne rendeva proprio conto. Un pomeriggio, addirittura, ero
Così ora avevo i calli alle mani ed enormi problemi a mettermi i jeans attillati che lasciavano
Quella donna era una tentazione ma almeno i nostri rapporti si erano fortemente ammorbiditi. Spesso entravamo in pista insieme, fianco a fianco ognuno con la propria moto e mi seguiva passo passo per apportare le modifiche che sembravano più opportune.
Ero ansioso, preoccupato, in continua tensione ma a dirla tutta non era solo la corsa il motivo. La sera prima della corsa eravamo rimasti io e lei nei box, avevamo fatto tardi perché dopo i due giorni di prove libere ci eravamo resi conto che la moto necessitava ancora di una messa a punto quindi ci eravamo
Non mi ero reso conto di stare fissando la moto in trans finchè non avvertii la sua mano sul mio braccio –Hei, Edward tutto bene??- aveva smesso di chiamarmi Cullen e lo avevo apprezzato tantissimo e poi quel tono dolce da mamma chioccia che usava con me in quel momento mi faceva sentire sereno. Mi voltai e le sorrisi –Si, tutto ok, stavo solo riflettendo su domani-. Si sedette accanto a me e mi guardò dolcemente –Lo so che è una gara impegnativa ma ti giuro che abbiamo fatto il possibile, la moto meglio di così non può andare, è al massimo e sono sicura che sarai come sempre il numero uno in pista!!!!- e mi sorrise rassicurante.
-In effetti non è solo la corsa a preoccuparmi…..-
-Se vuoi parlarne puoi farlo liberamente, sono qui che ti ascolto- fissai i miei occhi nei suoi…..non avrei mai creduto che saremmo arrivati a parlare ed aprirci così tranquillamente, avevo pensato che fra noi non ci sarebbe mai stato dialogo…..quanto mi ero sbagliato ma d’altronde come diceva sempre Bella, il criceto nel mio cervello aveva momenti rari di lucidità!!!!
-Mia madre è l’essere più adorabile ed amorevole che esista sulla faccia della terra ma lei non condivide il mio amore per i motori, li ha sempre odiati, ha paura che possa succedermi qualcosa quindi non vede di buon’occhi la mia scelta di diventare pilota, anzi……. Mi ha sempre ostacolato, poi, alla fine, quando si è resa
La sua mano si poggiò lieve sulla mia guancia e alzai di botto i miei occhi puntandoli nei suoi preso in contropiede da quel contatto inaspettato -Edward, non devi farti questi problemi. Tu hai un talento naturale, sei un grande campione
L’indomani ero un fascio di nervi. Mi svegliai con un gran mal di testa, e già non era buon
Ci schierammo e partimmo ma le sensazioni furono ben diverse dalla scorsa corsa. Mi resi
Incazzato come non mai rientrai subito e parcheggiata la moto arrivai sotto al podio, assistetti alla premiazione come se non fossi li, mi sentivo uno
Scesi dal palco e per un attimo riuscii ad avere un attimo di lucidità quando vidi Bella venirmi incontro con un espressione contrita ma tranquilla; sapeva come mi sentivo e stava cercando di farmi capire che non ce l’aveva con me per come si era conclusa la gara…..peccato che io invece avrei voluto prendermi a calci nel culo da solo!!!!!
Il momento di serenità però non durò molto perché la voce di Black arrivò alle mie spalle
-Io credo che cambierai idea prima o poi- rispose lui sempre convinto delle sue
Poco prima di rientrare nel box due braccia mi avvolsero al collo in un abbraccio così caloroso che di solito si riserva a quelli che tornano dalla guerra. Un profumo femminile mi avvolse, così familiare da riportarmi in mente la mia infanzia e tanto altro, una fragranza che non sentivo da tempo e solo allora mi resi conto mi
-Il mio cucciolo adorato, come mi sei mancato tesoro dolce, quanto volevo vederti!!!!!!- e mi strinse forte a se.
-Mamma…….mamma, non sono andato in guerra, mi stai stritolando, dai sono tutto intero, tranquilla- ma lei non fece in
-Si, come eterno secondo, per me il risultato conta moltissimo e su quella medaglia c’è scritto secondo posto, il resto sinceramente non mi interessa. Posso sapere con chi ho il piacere di parlare- disse lui in
Non avevo il coraggio di guardare Bella, mio padre le aveva detto le cose che un tempo le
Angolino autrici
Mamma mia che capitolo tosto, vero???? E’ stata dura scriverlo, loro hanno sotterrato l’ascia di guerra ma c’è chi li mette a dura prova, almeno loro fanno fronte comune ma gli altri???? Cosa ne pensate del viscidone Black ma soprattutto dei genitori di Edward??? Almeno adesso sapete da dove ha preso certi modi di pensare il nostro Ed. Cosa ne pensate??? Lasciamo a voi l’ardua sentenza e vi auguriamo una buona befana.
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APPOSTOOOOOOOOOOOOOOOO
RispondiEliminaCome inizio non c'è male....
Ecco da chi ha ereditato quella vena inquisitoria e dispregiativa che aveva fino a qualche capitolo fa... del resto cosa ci si poteva aspettare...
Ma confido nel buon cuore di Edward, e nella sua voglia di cambiare e rendersi più meritevole per Bella...
Mi è piaciuta molto l'apertura di Edward nei confronti di Bella, in effetti entrambi si son fatti un'idea totalmente diversa dell'altro.
Quella invece che mi son fatta io di un certo ragazzetto è proprio una brutta impressione.... quel Black dei miei stivali prima o poi subirà le mie ire...
MA COME SI PERMETTEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!
Giocare pulito mai eh?
Mi auguro che qualcuno ngli dia na bella lezione... sia in pista che nella vita... troppo figlio di papà.....
Ultimo ma non in ordine di importanza quel grandissimo Stronzone del signor Cullen sr.
Ma come osa parlare in quel modo... Non me lo sarei mai aspettato da lui... di solito non è così o.O
Insomma... un bruttissimo circuito per il nostro campione..
Spero che dal prossimo capitolo qualcosa cambi...e che volga un po' al meglio... almeno per l'amico di Edward dei piani di bassi... che vita poveraccio.... :(
Confido in voi...
Come sempre ottimo lavoro e ottima scelta musicale (◕‿-)
ALLA PROX, BACIUZZI (╯3╰)