Capitolo 6 - Breakeven

Breakeven 







Correvo via, il fiato corto, l’ansia che mi assaliva, nemmeno io sapevo dove stavo andando ma sapevo che dovevo allontanarmi da lì. Cosa cazzo era successo???? Non doveva accadere …… e allora perché mi aveva baciato??? Per scommessa, per dimostrare qualcosa a se stesso o a chi???? Non capivo più nulla…perché aveva dovuto umiliarmi così??? “Lo sapevo che eri come tutte le altre” mi aveva detto. Ma che cazzo ne sapeva quel ragazzino viziato, non aveva capito nulla di me se pensava fossi come le altre, proprio no. Uscendo di corsa avevo anche urtato Emmett ma non mi ero fermata per degnarlo nemmeno di uno sguardo, non volevo mi leggesse in faccia quello che era successo. Avevo commesso un errore madornale, noi dovevamo lavorare a stretto contatto tutti i giorni e già i nostri continui battibecchi non facevano bene al morale di tutto lo staff, ora cosa sarebbe successo??? Ora ci eravamo baciati, cazzo!!!! Non avrebbe dovuto succedere nulla del genere…..eppure era stato così passionale, così coinvolgente, così travolgente, non avevo capito più nulla….in una frazione di secondo si era fiondato sulle mie labbra per zittirmi ed aveva annullato la mia volontà rendendomi sua schiava, completamente nelle sue mani, creta fra le sue braccia……avrei potuto essere sua se solo me lo avesse chiesto ed ora, a mente lucida, mi rendevo conto della grande cazzata che stavo per commettere, ma in quel momento la mia ragione era inesistente e non ero più riuscita a collegare un pensiero logico.
Mi fermai in preda agli spasmi per colpa della corsa frenetica, nemmeno io sapevo come ma ero arrivata in lavanderia. Mi appoggiai con un braccio al muro chiudendo gli occhi ed mettendo la fronte sul braccio in modo da riprendere fiato e regolarizzare il respiro.
-Hai tutta l’aria di un cerbiatto che scappa da un predatore affamato!!!!-
La voce di Rose mi risvegliò dal mio stato di confusione mentale, credevo di essere sola e sobbalzai come colta di sorpresa –Rose…..- mi voltai verso di lei mettendomi una mano sul cuore –Mi farai morire d’infarto così….- e cercai di farle il mio migliore sorriso ma era risaputo che non fossi una grande attrice e la sua espressione indagatrice mi faceva capire chiaramente che non se l’era bevuta per niente!!!! Nascondere qualcosa a Rose, negli anni, era diventato sempre più difficile. Era ormai la fidanzata storica di mio fratello da cinque anni ed erano favolosi insieme. Lei era una ombrellina (quelle ragazze che portano gli ombrelli ai motociclisti prima di ogni gran premio) lavoro che era stato proprio Emmett a trovarle in modo che potessero sempre stare insieme e lei lo potesse seguirci nei nostri spostamenti in ogni circuito in cui la nostra scuderia disputava una gara e poi, quando eravamo fra una stagione e l’altra, ormai convivevano sopportandosi a vicenda. Rosalie era sempre stata una sorella maggiore per me, avevamo tre anni di differenza ma tra noi non c’erano mai stati segreti, ci eravamo sempre dette tutto e lei mi leggeva come un libro aperto, proprio come ora che, guardando nei miei occhi, avvertiva che qualcosa non andava.
-Allora, vediamo un pochino se questi occhi mi dicono la verità visto che la tua bocca non lo fà….- mi scrutò attentamente mentre io le rivolgevo uno sguardo sconcertato –Io direi che il problema in questione è alto poco meno di un metro e novanta, capelli biondo-rossicci molto spettinati, occhi verdi come il mare in tempesta ed un caratterino per niente morbido….- e rise non distogliendo il suo sguardo dal mio. Mi sentii avvampare a quelle parole, possibile che ero così scontata da leggermi proprio tutto in faccia. Risentita aggiunsi alle sue affermazioni –Ed un criceto morto nel cervello!!!!!-.
Rose mi guardò e poi scoppiò in una risata che alla fine mi travolse con se. Mi abbracciò stretta, sapeva sempre farmi tranquillizzare, sapeva che non andavo forzata ma avrei parlato appena mi fossi un pochino calmata.
-Quello scimmione di tuo fratello era venuto ai box perché aveva sentito correre delle moto e non capiva chi potesse esserci in pista e poi invece mi sono vista tornare te……e scusami se te lo dico tesoro ma non hai proprio una bella cera-
La guardai negli occhi sconsolata –Rose, Edward mi ha baciata- lei sbattè le lunghe ciglia folte –E…..- strinsi gli occhi come per cercare di lenire un dolore profondo che nemmeno io sapevo spiegare –Li per li mi è piaciuto e molto più di quello che avessi mai pensato. E’ stato intenso, coinvolgente, niente di romantico, niente a che vedere con l’amore, capiamoci bene, questa era passione allo stato puro e davvero è stata sconvolgente, poi lui mi ha guardato e mi ha detto “Lo sapevo che sei proprio come tutte le altre”……-
-E…..-
-E gli ho mollato un ceffone dicendogli di andare a farsi fottere e sono scappata via inciampando anche in Emmett mentre uscivo-
-Confermo, il criceto nel cervello è proprio deceduto!!! Ma che ha nella testa quel ragazzo, le scimmie urlatrici?????? Eppure sarebbe un bel pezzo di manzo se non fosse così preso da se stesso!!!-
-Rose!!!!! Non credo che Emmett sarebbe molto contento di sentirti parlare così di Cullen!!!!-
-Ooooooh insomma, gli occhi sono fatti per guardare mia cara ed è impossibile non notare quanto sia ben messo quel ragazzo, peccato che nella scatola cranica ci sia l’eco!!!!!!-
-Comunque il problema è che noi dobbiamo lavorare a stretto contatto e già prima non andavamo d’accordo…ora sarà un vero inferno!!!!!- le dissi sconsolata. Lei mi strinse a se ancora di più –Tesoro, tu sei una roccia, hai le palle per essere una donna, fagli vedere che non te ne frega un cazzo di lui che fa la prima donna, fatti valere per quella donna meravigliosa che sei e fottitene del principino…..non ti ha voluta…..povero coglione, vedrai che quando si renderà conto di quello che ha perso striscerà sui ceci e sui cocci per chiedere perdono!!!!!- mi fece ridere ma alla fine aveva ragione. Io non avrei mai permesso ad uno stronzetto di condizionare tutta la mia vita. Non mi voleva??? Pensava fossi come le altre??? Peggio per lui.
-Hei, cos’è tutte ste coccole senza il sottoscritto????- quello scimmione di mio fratello irruppe facendoci prendere un colpo. Da dietro ci strinse entrambe in un abbraccio confortante e mi baciò i capelli –La mia principessa e la mia regina……cosa farei senza di voi nella mia vita!!!!! Guai a chi non vi rispetta- ed avvertii la sua stretta rafforzarsi. Non c’era bisogno di altre parole, capii subito che Emmett aveva chiaro tutto quello che era successo e lui mi avrebbe appoggiato in tutte le mie scelte. Fra noi non serviva parole. Lui c’era per me sempre come io per lui.
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Mancava ormai pochissimo alla prima tappa in Qatar ed in quei pochi giorni i preparativi erano così tanti che fortunatamente non ebbi mai la sfortuna di rimanere da sola con Edward in modo da non dovergli rivolgere direttamente la parola. Evitavo qualsiasi contatto diretto; era Emmett a sincerarsi che le modifiche sugli assetti andassero bene mentre io mi dedicavo anche alla moto di Riley in modo che fossero tutti e due pronti, e soprattutto al meglio, per il gran premio. Il primo impegno avrebbe decretato che tipo di campionato ci accingevamo a disputare. I nostri avversari erano molto preparati, più che altro fra tutti la nostra acerrima nemica, la Aprilia, aveva appena acquistato un nuovo pilota che tutti dicevano fosse molto in gamba e godeva di una fama alla pari di quella di Edward.
Jacob Black, nativo americano, venticinquenne, proveniente dalla classe 250, aveva bruciato tutte le tappe e lo chiamavano “Il prodigio” per quanto fosse riuscito in poco tempo ad arrivare alla categoria massima con delle abilità fuori dal comune. Lui sarebbe stato sicuramente l’osso più duro fra tutti.
La mattina che prendemmo l’aereo per arrivare in Qatar fu un alzataccia, dovevo assicurarmi che tutto fosse caricato, che i materiali, gli attrezzi, le moto, i pezzi di ricambio ed i computer per i test, fossero al loro posto o una volta partiti sarebbe stato impossibile poterli prendere. I camion fuori aspettavano il nostro ok mentre io ed Emmett facevamo il check di tutto. Fu stressante, erano le cinque di mattina ma almeno, una volta affrontato il viaggio, avremmo avuto tutto il tempo di abituarci al fuso orario e rimetterci in sesto per affrontare una gara dignitosa.
Una volta pronti ci dirigemmo all’aeroporto e ci imbarcammo. La tratta da Bologna a Fiumicino fu breve ma una volta di nuovo in quell’aeroporto, in attesa del volo per Doha, i ricordi tornarono prepotenti ad assalirmi.
Chiusi gli occhi e quelle immagini si focalizzarono nella mia mente più vivide che mai. Lui che mi aveva scambiato per un ragazzino, vicini di posto in aereo, io che fantasticavo su di lui mentre dormiva……ancora inconsapevole che poi tutto sarebbe stato così complicato.
Riaprii gli occhi cercando di scrollarmi quelle immagini dalla mente ma mi scontrai con il suo sguardo dritto su di me. Forse anche lui stava ripensando al nostro primo incontro. Fortunatamente arrivarono gli altri e potei distogliere lo sguardo da lui. Ultimamente avevo spesso avvertito i suoi occhi puntati su di me e mi ero imposta di fare finta di niente, praticamente lo ignoravo anche se mi costava fatica mentre lui sembrava come triste, sempre serio, perso in chissà quali pensieri. Non mi piaceva il gelo che era calato su di noi da quel giorno ma non potevo fare altrimenti; volevo salvare me stessa da altre cattiverie gratuite, ero stufa di essere sempre giudicata da lui per quella che non ero.
Il volo di otto ore che ci portò in Qatar lo passai per lo più dormendo poi, per ammazzare l’ultima ora prima dell’atterraggio, mi misi a sfogliare una rivista comprata all’aeroporto, ovviamente “Motociclismo”. Giravo svogliatamente le pagine non facendo poi molto caso a quello che c’era scritto, il nervoso per la gara iniziava a farsi sentire, quando una pubblicità mi fece mancare il fiato.


Eccola li la mia croce e delizia in tutta la sua bellezza che sponsorizzava una nota marca di gioielli. Mio dio quanto era bello, non sapevo lo avessero preso sotto contratto per degli sponsor ma ero contenta per lui. La sua carriera stava lentamente decollando e lui se lo meritava. Sebbene avessimo avuto sempre molto da ridire l’uno dell’altro sapevo che era un pilota che meritava fama e fortuna. Ero ipnotizzata da quella foto finchè non avvertii la presenza di qualcuno sedersi al mio fianco e chiusi di getto la rivista sperando di non aver dato troppo nell’occhio.
Alzai lo sguardo e mi scontrai con il volto sorridente di mio fratello. Era come avere addosso una coperta calda, mi scaldava solo sorridendo e per me era la pace assoluta. Mi appoggiai con la testa al suo petto e lui mi cinse le spalle con il braccio in una morsa amorevole mentre mi accarezzava i capelli come quando ero piccola –Bells, so che ci sono stati momenti molto difficili, so che ce ne saranno altri, non posso preservarti da tutto il dolore, da tutte le cattiverie, da tutte le offese e le ingiustizie, ormai hai imparato a camminare con le tue gambe e sai difenderti da sola ma io ci sarò sempre. Voglio solo che ora provi a rilassarti. So che sei molto agitata, è la prima volta che un tuo progetto vede la luce e che soprattutto viene utilizzato per un gran premio e posso solo immaginare l’ansia che tu ti senti addosso in questo momento ma ce la faremo. Io sono con te, ho fiducia in te, so quanti vali e ti sosterrò sempre- sentivo le lacrime premere per uscire ma non volevo sciogliermi in pianto anche se le sue parole mi stavano toccando l’anima. Prese il mio viso nelle sue grandi mani costringendomi a guardarlo negli occhi –La mamma sarebbe fiera di te, sei una donna eccezionale e credimi…… tutti la pensano come me…..TUTTI-  mi fece l’occhiolino prima di lasciarmi un bacio sulla fronte, un pizzicotto sulla guancia e rialzarsi per tornare al suo posto accanto a Rose poco prima che si accendesse di nuovo il segnale di allacciare le cinture per prepararsi alla fase di atterraggio.
Atterrammo nel pomeriggio e trovammo ad aspettarci un caldo asfissiante e trenta gradi all’ombra. Non riuscivo a togliermi dalla testa le parole di Emmett anche se non le capivo fino in fondo.
Come arrivammo il ritmo frenetico dei preparativi non mi diede più il tempo di pensare a nulla. Era giovedì pomeriggio e da venerdì sarebbero iniziate le prove libere quindi il tempo andava centellinato al massimo ed ottimizzato in pieno. Scaricammo tutto controllando attentamente e mettemmo tutto nei box che erano stati assegnati al nostro team, poi, finalmente, potemmo andare in albergo. Mi sdraiai sul letto appena entrata in camera e crollai in un sonno profondo, fortunatamente, senza sogni.







 http://www.youtube.com/watch?v=kYt2PcTT1-8

Il suo distacco mi aveva ferito profondamente. All’inizio, dopo che Emmett era uscito dal box, avevo provato a riflettere alle sue parole. Non avevo capito un cazzo…..no, non ero stato onesto, in effetti avevo capito come era Bella ma in quel momento ero stato talmente tanto stordito da quel bacio che quelle parole erano uscite dalle mie labbra senza alcun filtro e purtroppo, subito dopo, avrei voluto rimangiarmi tutto ma lei mi aveva mollato quello schiaffo, peraltro meritatissimo, e poi era scappata da me. L’avevo insultata pesantemente, lei non era come tutte le altre, adesso lo sapevo bene. Lei era una cosa diversa, lei era speciale, le parole di Emmett mi avevano fatto molto riflettere ed ora la sua freddezza non mi dava modo di poter rimediare al mio danno. Avevo provato in tutti i modi a restare solo con lei per poterle parlare ma non l’avevo più vista in lavanderia, ai box mi evitava ed era Emmett ad occuparsi della mia messa a punto; non sentivo nemmeno più i suoi rumori in casa, sembrava essersi volatilizzata e solo ora mi rendevo conto che mi mancava anche essere svegliato in piena notte dalla sua aspirapolvere o dal suo stereo. Mi mancava lei…….mi scocciava ammetterlo ma mi mancava da morire!!!!
Il viaggio era stato pesante ed ebbi a malapena il tempo di riposare. Il venerdì di prove libere arrivò in un istante. Non era facile girare in pista sotto trenta gradi ma le condizioni climatiche mettevano sole per tutte le giornate ed anche per la gara e poi avremmo corso di sera quindi sicuramente la temperatura sarebbe stata più clemente.
Ero appoggiato al guard-rail che divideva la corsia dei box dalla pista e guardavo correre le altre categorie. Stavo cercando la concentrazione adatta per potermi calmare e concentrare solo sulla corsa ma i miei occhi la cercavano. Fortunatamente era indaffarata e non si rendeva conto del mio sguardo, non avrei voluto che mi sorprendesse a studiarla mentre era dedita al suo lavoro con tanta solerzia. Si stava facendo in quattro, indossava la nostra tuta di ordinanza con gli sponsor, i capelli legati, era quasi impossibile dire che ci fosse una splendida donna dentro quei panni eppure non si risparmiava per nessuno. La vedevo asciugarsi il sudore e ricominciare senza mai fermarsi per essere sicura che tutto fosse perfetto. In quei giorni di prove non si era mai fermata un secondo a riposare, la luce nei box, molto spesso era accesa anche di notte, mi ero ritrovato a guardarla lavorare spesso ma, capendo che per lei era una cosa molto importante ed aveva bisogno di stare serena, non ero mai entrato e non le avevo intralciato in alcun modo le attività.
Ora guardavo scorrere i minuti, la gara era sempre più vicina, la nostra prima corsa, ci eravamo posizionati in terza posizione io e quarta Riley, quindi saremmo partiti in seconda fila. La cosa peggiore era che in seconda posizione c’era quel Black di cui tutti parlavano tessendone le lodi. Da lui avrei dovuto guardarmi bene. Riley mi aveva raccontato di averlo affrontato in una gara non di qualificazione tempo addietro e che lui era stato fortemente scorretto. Era uno che quando correva non guardava in faccia a nessuno, nemmeno al suo compagno di squadra, infatti, proprio in quella occasione, lo aveva speronato, visto che gli intralciava il passaggio per la prima posizione, facendolo andare fuori pista e quindi escludendolo dalla gara. Avrei dovuto avere cento occhi.
Erano tutti intorno a me mentre mi facevano le ultime raccomandazioni e mi infilavano nel casco il microfono con gli auricolari per parlare con i box ed il passaggio per le bevande. Cercai di chiudere gli occhi per concentrarmi poi mi alzai e mi diressi in pista dove, accanto alla mia moto, c’era Rose con il suo immancabile ombrellino. Era una forza quella donna, sebbene non mi digerisse molto, cercava di non darlo molto a vedere ma era una donna grintosa, proprio l’esatta metà di Emmett, erano fatti l’uno per l’altra. Mi sorrise e si accostò alla moto per farmi ombra –Sappi Cullen che se non tieni alto il buon nome della nostra scuderia ti ficcherò questo ombrellino dove ti senti meglio alla fine della gara- mi disse ridendo
–Grazie Rosalie, è sempre un piacere parlare con te- le dissi scherzando a mia volta. Montai in sella e feci per mettermi i guanti quando notai una cosa strana poggiata sul contachilometri. Un piccolo quadrifoglio era stato messo li per me, un portafortuna…..ma chi poteva essere stato….non certo Rose……d’un tratto un pensiero mi trafisse. Alzai di scatto la testa ed anche se indossavo il casco riuscii a metterla a fuoco nel tunnel dei box che mi guardava. I nostri occhi restarono incatenati per istanti che mi sembrarono eterni finchè lei non alzò due dita ad indicare una V in segno di vittoria ed io le risposi con lo stesso segno. Adesso ero carico, ora che sapevo che anche lei era dalla mia parte potevo farcela, potevo vincere. Accesi la moto; prima di indossare i guanti presi il piccolo quadrifoglio e lo misi dentro la tuta, nella taschina interna della maglietta che portavo sotto, all’altezza del cuore. Richiusi la tuta, infilai i guanti e controllai che il casco fosse stretto ed a posto. Piano tutti liberarono la pista e rimanemmo solo noi piloti con i motori che si scaldavano.
Il semaforo iniziò ad accendersi….uno …..due…. tre…. quattro…. cinque…. sei….. tutti accesi….in attesa del via … di colpo si spensero e noi partimmo. Il primo tratto era stretto ad imbuto, poi un tornante, prima destra poi sinistra, poi un rettilineo, iniziai ad accelerare, volevo subito staccarmi dal gruppo e mi resi conto che Riley teneva perfettamente il mio passo, la cosa mi piacque, insieme saremmo arrivati in fondo, potevamo farcela ma poi Black iniziò ad oscillare proprio davanti alla mia moto, scodava spesso e cambiava traiettoria in modo da non permettermi di tentare di superarlo “Attendo Edward mi raccomando, ricorda che è scorretto ma soprattutto ti vuole fare fuori quindi non si farà problemi di tagliarti la strada se cerchi di superarlo” mi ricordarono dai box. Avevano ragione, non dovevo fare manovre azzardate altrimenti mi sarei giocato tutta la gara. Sarei rimasto dietro, avrei atteso l’attimo di disattenzione, specialmente appena avessimo iniziato a doppiare gli ultimi, li si che sarebbe stato un bel problema per lui tenere d’occhio sia davanti che dietro.
Restai dietro per tutta la corsa, gli stavo attaccato al culo della moto e quando pensava che volessi sorpassarlo lui si cimentava in manovre piuttosto azzardate, pensai fra me e me che, se fossi riuscito a farlo azzardare di più magari, nella sua completa coglionaggine, si sarebbe fatto fuori da solo e l’occasione arrivò nel penultimo giro. Lui primo, io secondo a distanza di pochi millesimi di secondi e Riley a seguirmi, tutto si sarebbe deciso in quei pochi chilometri e non volevo che un ragazzino spericolato e stronzetto mi rubasse il podio.
Sul rettilineo, poco prima del traguardo, mi concessi una cosa che non avevo mai fatto in vita mia durante una competizione. Voltai il mio sguardo verso il tunnel del box e la trovai li, senza ormai il casco di ordinanza, abbarbicata alla rete di divisione delle corsie con lo sguardo ansioso che non perdeva un mio movimento…..lei credeva in me. Mi voltai nuovamente verso la strada ed tirai di più l’acceleratore; Black si rese conto subito delle mie intenzioni e si buttò dritto nella mia traiettoria cercando di sbarrarmi la strada prima di iniziare il sorpasso in esterno ma io fintai ed in un attimo mi strinsi a sinistra piegandomi più che potevo in curva e superandolo in una frazione di secondo mentre lui scodò vistosamente perdendo aderenza al terreno e dando la possibilità anche a Riley di sorpassarlo senza conseguenze. Quando mi resi conto di ciò che era successo la bandierina a scacchi sventolò davanti ai miei occhi e dalla felicità mi alzai su una sola ruota continuando a camminare ed esultando con le braccia. Ero in preda alla frenesia, avevamo vinto, primo e secondo, non mi sembrava vero, ero stato così in pena per il sorpasso di Riley che non mi ero minimamente reso conto di essere primo ed ad un passo dal traguardo. Mi fermai alla prima curva e Riley mi raggiunse frenando la moto accanto alla mia ed abbracciandomi in preda all’entusiasmo della vittoria anche lui. Ripartimmo alla volta dei box e fummo accerchiati dai fan in delirio e dallo staff organizzativo che ci fece mostrò dove parcheggiare le moto e poi ci accompagnò sul palco. Quando salii li sopra fui pervaso da un emozione fortissima, mi mancava il fiato per quanto mi sentissi felice. Avevamo vinto e non solo io ma tutti insieme e soprattutto lei. Il suo capolavoro di moto mi aveva permesso di sfrecciare in pista veloce, sicuro, scattante, un passo davanti agli altri. Poi tutta la cerimonia mi travolse come un fiume in piena, l’inno nazionale, il mio nome chiamato ed io che prendevo posto sul primo gradino, il più alto a fianco di Riley sul secondo e ad un incazzatissimo Black al terzo. Gli applausi, le medaglie, le coppe, lo stappo della Magnum, le risate, noi che facevamo il bagno a tutti i ragazzi sotto il palco e gli abbracci pieni di entusiasmo. Quando tutto finì ci portarono in conferenza stampa. Mille flash mi accecarono e poi, una volta seduto al mio posto, iniziarono le domande. Risposi educatamente, anche se tante volte non erano proprio domande sensate e poi una mi colpì in particolare
-Mr. Cullen oggi ha dimostrato di avere veramente molto talento da vendere, a cosa deve la vittoria- ed ebbi un sussulto in fondo all’anima. Sapevo perfettamente di chi era tutto il merito e non esitai a palesare a tutti quello che pensavo –La vittoria di oggi non è frutto del mio talento ma della splendida opera d’arte che mi è stato concesso l’onore di guidare. Si, parlo di opera d’arte perché è di ciò di cui si tratta. La mia moto è perfetta, proprio come la persona che l’ha realizzata, quindi il mio grazie di cuore lo devo solo alla Signorina Isabella Marie Swan, il nostro ingegnere nonché collaudatore e realizzatore della “Desmosedici gp12” che oggi avete avuto il piacere di vedere in pista primeggiare su questo circuito- un applauso si levò nella sala e sperai ardentemente che Bella avesse potuto sentirmi attraverso la tv perché una volta davanti a lei non sarei stato più in grado di ripetere quelle parole. Una volta finita mi lasciarono finalmente tranquillo e mi riavviai verso i box mentre tutti si spostavano per festeggiare nei saloni dell’albergo.
Avevo lasciato a Riley la medaglia e la coppa chiedendogli se li poteva intanto portare via mentre con i fiori che mi avevano consegnato alla premiazione avevo preso la via dei box già certo che li avrei trovato ciò che stavo cercando.
Mi avvicinai alla porta ascoltando la musica che tenue arrivava da dentro. Lei era li, accanto alla moto che puliva con amore, i capelli sciolti le ricadevano sulle spalle scoperte, aveva tolto la tuta ed ora girava con una canottierina ed un paio di short di jeans. Il suo profilo risplendeva e sembrava così assorta nei suoi pensieri da non avermi notato. Iniziai a canticchiare senza rendermene conto e lei sobbalzò accorgendosi di non essere più da sola.
-Da quanto tempo sei li- mi chiede con aria curiosa ma non astiosa come sempre –Da un po’- le rispondo portandomi una mano dietro la testa in imbarazzo –Non volevo disturbarti- le dissi impacciato –Ohhhhh questa è una novità- mi rispose sorridendo –Scusa- le dissi contrito –O Mamma- disse spalancando gli occhi –Questa è davvero una novità…..ed a cosa sono riferite queste scuse????-
-Diciamo che ultimamente mi sono comportato più come un troglodita che come un uomo-. Una leggera risata abbandonò le sue labbra rosse –Allora mi sa che dovrò farti anche io le mie scuse per aver attentato al tuo sistema nervoso- e la vidi arrossire. Era una visione con le guance lievemente arrossate dall’imbarazzo e quell’aria da bambina. Mi ricordai di cosa nascondevo dietro la schiena e le porsi il mazzo di fiori –Amici???- le chiesi titubante –Non ti allargare Cullen, diciamo…..colleghi, o meglio non nemici- e scoppiammo a ridere tutti e due. Qualcosa nell’aria stava cambiando.

Angolino autrici
Cosa si può dire di più di quello che è stato scritto???? Crediamo nulla anche perché questo capitolo è stato emozionante ma è nato da solo, nell’attimo in cui ci abbiamo pensato la prima volta ha preso vita quindi ora lasciamo che siate voi a dirci cosa ne pensate, se vi è piaciuto. Il doppio pov è stata una sorpresa, anche se non l’unica come avete ben notato. Speriamo di avervi fatto cosa gradita.
Questo è l’ultimo capitolo dell’anno quindi cogliamo l’occasione per augurarvi un Buon 2013, speriamo che l’anno nuovo vi porti tanta felicità per tutto. Grazie come sempre di seguirci con tanto affetto. Noi vi aspettiamo qui con questi due pazzi nel nuovo anno per continuare il gran premio insieme ^_^


Ricordiamo qui le nostre avventure già in corso:

My first, my last, my everything di Passion80
Pensieri in parole di Passion80
Passion of mind di Passion80
The book of the days di Mikkiko78
Everytime you touch me di Mikkiko78
BlackOut di Mikkiko78

Qui poi potete seguirci in un blog di amiche insieme a tante altre amanti di FF. Leggete, leggete, leggeteeeeeeeeee
My Big Hard Tool

Commenti

  1. Ultimo capitolo dell'anno.... prima mia recensione dell'anno nuovo.
    Che dire... sta storia mi fa scompisciare come poche...
    Ma in questo capitolo però qualcosa sta cambiando, avete detto bene... un nuovo inizio... una nuova amicizia e forse una nuova storia d'amore.... cosa a cui aspiro ardentemente... e so che mi darete... con le buone o con le cattive..... ihihih (¬‿¬)
    e come si suol dire chi minaccia nei primi giorni dell'anno minaccia TUTTO L'ANNO!!!!!
    Cmq mi è davvero piaciuta questa resa sul finale... in fin dei conti è palese che entrambi sono attratti l'uno dall'altra. Basta dargli un imput e poi giocheranno da se...
    Ma come vi ho detto precedentemente, non sono ancora pronta per leggerli in atteggiamenti rosso fuoco... quello magari dopo che se ne sono combinati di tutti i colori...
    E ammetto che un po' di sdana rivalità non la vedo tanto male... magari con quel Black?
    Ok l'ho buttata li... tanto so che poi mi smontate e mi lasciate così (͡๏̯͡๏) quindi mi rimetto alla vostra fantasia ed estrema pazzia....
    Vi amo per questo...
    quindi mi raccomando... concentratevi e ci rileggiamo alla prossima...
    baciuzzi ٩(╯3╰)۶

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