POV Edward

Mi scoppiava il cervello. Era una settimana che sbattevamo la testa sempre sulle stesse cose e non si arrivava da nessuna parte!!! Oddio…..sinceramente parlando ci avevo messo di mio. Sapevo perfettamente di stare rendendo la vita un inferno a tutto il team dei box con i miei capricci circa la messa a punto del prototipo ma era solo ed esclusivamente colpa di Bella. Quella iena mi stava facendo impazzire e non capivo proprio perché avesse deciso di farmi uscire di testa. Avevamo opinioni divergenti ma niente di più. Insomma per me il suo lavoro non poteva essere svolto da una donna ma ero più che convinto che a lei questo discorso non andasse giù solo perché non la veneravo e temevo come tutti quegli imbecilli che le lavoravano accanto. Non riuscivo proprio a concepire che tutti quei meccanici pendessero sempre dalle sue labbra…… insomma stiamo parlando di una donna!!! Cosa mai ne potrà sapere lei più di noi.
In effetti quando l’avevo vista correre in pista ero rimasto affascinato dalla sua grinta, dovevo ammettere che era un talento naturale come ne nascono pochi nel nostro sport ma nulla di più. Certamente non avrei mai tollerato che mettesse le mani sulla mia moto ed avesse l’ultima parola in tutto….assolutamente NO!!!!!
Il mio inferno sembrava non avere fine. Il bello (bello si fa per dire) era stato tornare a

casa e rendermi conto che al piano sopra al mio abitava proprio lei…..il mio incubo peggiore. C’era un appartamento per piano, perché la sfortuna aveva voluto che capitassi proprio sotto di lei. Mi veniva da piangere al solo pensiero di come la sfiga mi stesse perseguitando. Se ne andava a spasso per casa con i tacchi dalla mattina alla sera ed anche la notte (soprattutto la notte!!!!!) fino a farmi uscire di matto. Il caso aveva voluto che me la ritrovassi anche in lavanderia. Avevo messo a lavare la mia biancheria e poi mi ero assentato per andarmi a prendere un caffè ma quando ero rientrato avevo trovato anche lei che ritirava i suoi panni dall’asciugatrice e li piegava. Quando mi aveva visto entrare aveva appena alzato lo sguardo salutandomi per niente convinta con uno svogliatissimo “Cullen” al

quale avevo risposto con un cenno della testa e poi mi ero diretto alla lavatrice che in quel momento suonava per avvertirmi che il bucato aveva terminato ed avrei potuto passare tutto nell’asciugatrice. Piano piano avevo iniziato a togliere i panni dall’oblò ma mi ero reso conto che c’era qualcosa che non andava. Non mi risultava di avere boxer rosa confetto…….magliette rosa confetto……CALZINI ROSA CONFETTO???????? Eppure era la mia biancheria, l’avevo riconosciuta ma non capivo perché non fosse più bianca come quando l’avevo inserita in lavatrice finchè, arrotolato insieme ad un’altra maglietta…ovviamente rosa confetto….., c’era uno straccetto piccolo rosso, che non ricordavo di aver infilato dentro. Sentì un rumore accanto a me ed una mano afferrò lo straccetto aprendolo e

lasciando apparire davanti ai miei occhi un micro…..molto micro…. perizoma rosso fuoco che ovviamente non poteva essere mio –Oddio come mi dispiace…..non riesco a capire proprio come si possa essere infilato nella tua biancheria…..sono veramente spiacente- ma chissà come mai non mi aveva molto convinto. La seguii con lo sguardo mentre piegava lo straccetto in cima alla sua pila di panni lavati ed asciugati. Si voltò verso di me poco prima di sparire con un ghigno malefico, lasciandomi alle prese con il bucato di “barbie”…….ma perché tutte a me?????? Ed era solo l’inizio quello purtroppo!!!!!
Due giorni dopo mi trovavo nel cortile del nostro palazzo e vidi un uomo venirmi incontro. Mi

sembrava di conoscerlo ma non sapevo dove lo avessi già visto finchè non si presentò –Figliolo, tu devi essere Edward Cullen, io sono Charlie Swan, scusami se non mi sono fatto vivo prima ma una brutta influenza mi ha bloccato a letto nell’ultima settimana e mia figlia mi avrebbe fucilato se avessi provato a mettere piede fuori da casa. Spero tu ti sia ambientato e ti trovi bene qui-
Quell’uomo era Charlie Swan, la leggenda del motociclismo degli anni ‘80, non potevo crederci, era stato uno dei miei miti fin da bambino ed ora avrei potuto lavorare al suo fianco. Mi sentivo euforico solo all’idea –Mio dio ma lei è sempre stato il mio mito. Sono io che sono onorato di fare la sua conoscenza signore, non credevo che lei facesse parte di questo Team e sono onorato di poter la

vorare al suo fianco- e gli strinsi la mano
–Chiamami Charlie, quel signore fa così vecchio- e scoppiò in una risata che mi coinvolse -In effetti io ormai sono più dedito ai rapporti con i fornitori quindi non lavoreremo sempre a stretto contatto ma sicuramente ti troverai bene con i miei figli, loro sono la mia gioia ed il mio orgoglio, li ho cresciuti proprio bene, non so se hai giù avuto modo di conoscerli- ma non ebbi tempo di chiedere di chi stesse parlando che dietro di noi arrivò Emmett –Papà vedo che hai messo il naso fuori casa quindi stai bene…..me lo auguro per te, lo sai che il sergente di ferro non te la farà passare liscia se hai una ricaduta- e scoppiò a ridere insieme a suo padre mentre io ancora (PURTROPPO) non avevo ricollegato le cose.

-Sto bene, sto bene, tanto ora mi vedrà e se ne renderà conto da sola. Comunque questo è mio figlio Emmett, il capo tecnici dei box-
-Si Charlie, ci siamo già presentati ed è molto in gamba, in effetti lo hai cresciuto davvero molto bene- e lui mi sorrise –Si, in effetti sono fiero davvero. Mah, Emm dov’è tua sorella??- ed Emmett mi guardò in un modo che li per li non compresi –Sta arrivando papà, anzi eccola di corsa come sempre- ma non feci in tempo a voltarmi che sentimmo un urlo
-Papààààààààààààààààààààààààààà, sei sicuro di stare bene???- e una cascata di capelli castani gli buttò le braccia al collo. Purtroppo quella voce, quei capelli, quelle braccia, mi erano fin troppo familiari.
-Certo tesoro, sto benissimo tranquilla. Edward questa è la mia principessa. Isabella Marie Swan ma tu puoi chiamarla Bella. La moto che guiderai il prossimo gran premio l’ha disegnata, progettata e realizzata interamente lei…….è una forza della natura- e l’abbracciò. Un brivido gelato mi percorso la schiena quando Bella, ancora abbracciata a suo padre, si voltò dalla mia parte e mi fece il dito medio.
Una strega, ecco cos’era. Come era possibile che la vedessi solo io così. Perché tutti la

adoravano, la stimavano, la veneravano e non si rendevano conto che quella donna era il demonio fatto persona????
Alla fine dei conti dovevo fare buon viso a cattivo gioco perché non potevo minimamente far capire a suo padre che l’avrei volentieri strangolata; dormivo si e no tre ore a notte, quando la regina delle nevi la smetteva di fare le “vasche” in casa con i tacchi a spillo o non veniva pervasa dal “callo della massaia” volendo passare l’aspirapolvere alle tre del mattino o volendo sentire musica rock alle prime luci dell’alba; mi toccava sfoggiare una bellissima serie di magliette, calzini e boxer rosa diventando poi oggetto di scherno nel team che iniziava ad avere dubbi sulle mie preferenze sessuali. Insomma il mio inferno personale ormai esisteva 24 ore su 24 ed io ero vicino al punto di non ritorno.

Non contenta me la ritrovavo ovunque!! L’altro giorno ero in palestra e stavo facendo sollevamento pesi, almeno con l’allenamento fisico riuscivo a scaricare i nervi e lei era entrata. Vestiva maglia e pantaloncini quindi era li per allenarsi. Da quello che potevo vedere era messa bene. Non mi ero mai soffermato a guardarle il fisico. Il giorno che l’avevo vista in aeroporto ero stato ingannato dal suo abbigliamento e poi i continui litigi fra di noi avevano iniziato a farmela apparire come un strega; in effetti non l’avevo mai guardata per quella donna che era. Aveva un bell’aspetto ben nascosto sotto quegli abiti davvero poco femminili e sotto quella corazza di stronzaggine che, per la maggior parte, usava nei miei confronti ma ora, guardandola bene, era veramente una ragazza con un bel fisico.
Fu proprio la sua voce a risvegliarmi dai miei pensieri –E al criceto quando gli fai fare

pochino di riabilitazione????- si ostinava sempre a parlarmi in italiano, sapeva perfettamente che capivo poco, tanto per rendermi la vita ancora un pochino più complicata, come se fino ad allora fosse stata facile. Criceto….criceto???? Ma che cavolo…….non è che la signorina per caso mi sta sfottendo il mio gingillo???? Ora l’aggiusto io –Sta aspettando solo che tu ti faccia avanti!!!!- tiè, ora voglio proprio vedere come la mette la signorina. Mi guardò storto, come se fosse lei a non capire le mie parole poi scoppiò a ridere e si riprese con una faccia tra lo schifato e lo svogliato dicendomi a mezza bocca –Però…..devo ammettere che mi sbagliavo!!!! Altro che riabilitazione…… il criceto, ormai, è clinicamente morto!- ed escì dalla palestra lasciandomi come un idiota li a chiedermi a cosa cazzo mai si stesse riferendo…..mi sa tanto che ancora una volta non avevo capito cosa mi stava dicendo. Porca miseria, come odio quando vince sempre lei!!!!! Possibile che non trovi un modo per farla stare zitta una buona volta!!!!

In quel momento ero appoggiato ad uno dei tanti banconi da lavoro della nostra officina attigua al box e con lo sguardo osservavo il lavoro dei tecnici coordinati da quel diavolo in “gonnella” che ormai era diventato il mio incubo peggiore…..quando ovviamente riuscivo a dormire, mentre ripensavo a tutti gli accadimenti di quella settimana infernale.
Mi avvicinai al prototipo, rendendomi conto che, con gli attrezzi, la ragazza ci sapeva davvero fare e la cosa mi diede ancora più fastidio del solito
–Guarda che quella forcella è messa male, non credo reggerà in corsa- sapevo bene che non era vero ma in quel momento volevo metterla in imbarazzo ed in difficoltà davanti a tutti, magari avrebbe abbassato un pochino la guardia.
Alzò lo sguardo e mi incenerì…..(se uno sguardo potesse uccidere….adesso sarei

polvere….decisamente)…..il solito brivido gelato mi attraversò la spina dorsale. Quando mi guardava così mi spaventava.
Non feci in tempo a guardarmi intorno, per avere almeno l’appoggio di Emmett, quando mi resi conto che eravamo rimasti soli.
Ripensandoci ora avrei voluto stare zitto, avrei voluto essere altrove, avrei voluto non accettare questo lavoro, non essere mai partito alla volta dell’italia……oddio………. aiutoooooooooooooooooooooooo.
Si alzò e mise le mani suoi fianchi. Avrà anche la tuta da meccanico ma devo dire che ha comunque un bel fisichetto…..ma questo non mi pare proprio il momento di pensare a queste cose.

-Stavi dicendo????- mi disse con voce cavernosa. In effetti mi sono dimenticato cosa ho detto….ah si, la forcella. Cercai di contenermi e riprendere la mia aria da sbruffone, non volevo si rendesse conto che la temo altrimenti sarei stato finito.
-Ho detto che secondo me quella forcella….- ma non feci in tempo a finire la frase che mi interruppe alzando una mano per farmi capire di non proseguire –Ho capito benissimo cosa stavi dicendo fignettino dei miei stivali che non sei

altro. Quello che non ho capito è perchè ancora parli. Mi sto facendo un culo per il tuo prototipo, per farti uscire in strada più in sicurezza possibile, per farti correre più degli altri, per farti essere il migliore in pista, per farti vincere e tu- mi disse col fuoco negli occhi puntandomi contro la chiave inglese che era rimasta fra le sue mani –tu non fai latro che mettere bocca in tutto quello che faccio, non i sta mai bene nulla, mi hai rotto i coglioni, SAPPILO!!!!! Va bene, sono una donna, non vuoi che faccia questo lavoro, non mi credi all’altezza, non ti sta bene che io sia qui ed il tuo futuro sia nelle mie mani ma te ne devi fare una ragione, o me o niente!!!!- e mi guardò ancora più livida. Non ammettevo mi

urlasse contro e fui colto dalla rabbia più cieca tentando di risponderle a tono –No, non mi sta bene affatto. Le donne dovrebbero stare al loro posto, questo non è un lavoro in cui ti puoi preoccupare se ti spezzi un’unghia. Non mi sta bene che sia tu ad avere l’ultima parola su tutto, non mi sta bene che tu debba essere venerata e nessuno possa dirti nulla solo perché tu sei la figlia di Charlie Swan e ricopri il ruolo che hai solo perché sei raccomandata- ma mi resi subito conto di avere esagerato solo che non feci in tempo nemmeno a dire altro che la vidi diventare viola in faccia e con tutta la rabbia che poteva scorrerle in corpo mi tiro contro la chiave inglese mancandomi di poco accompagnano il lancio da un sonoro –Fottiti Cullen- per poi andarsene via correndo e come al solito lasciandomi li come un idiota. Stavolta però ero il primo a darmi dell’imbecille. Le cose che le avevo urlato contro non erano vere ma volevo provocarla ed avevo esagerato.
Mi avvicinai al prototipo, nemmeno un posto fuori posto, un lavoro perfetto e pulito.

Controllai che in effetti fosse tutto ok e poi montai in sella, tolsi il cavalletto e la misi in moto. Lentamente uscii dai box per entrare in pista. Detti gas e via lungo il rettilineo. Quella moto cantava ad ogni mandata di gas, era perfetta in ogni aspetto, seguiva i miei movimenti, si adattava perfettamente al mio moto di guidare. Era semplicemente spettacolare…….avevo appena offeso mortalmente il migliore degli ingegneri nonché collaudatori dei nostri tempi. Tutto quello che dicevano su di lei era vero ed io ero un completo imbecille. Avrei dovuto cercare

un modo per farmi perdonare, un modo per chiederle scusa, un modo per rimediare alle parole pesanti che le avevo rivolto. Avrei cercato di andare d’accordo, di non fare più i capricci come una prima donna, di farmi andare bene il fatto che ne sapesse molto più di me. Quella donna era davvero una forza della natura, proprio come diceva suo padre e suo fratello…….ed io mi ero lasciato accecare dai miei pregiudizi e non avevo capito nulla.
Rientrai piano nei box, spensi la moto, la rimisi sul cavalletto e scesi. La coprii col teloni e poi spensi tutte le luci per dirigermi a casa. Il mio kart era li ad aspettarmi, montai e rientrai agli appartamenti. Stranamente quella notte non ci furono tacchi, musica o aspirapolveri a tenermi sveglio, era come se in effetti non fosse in casa. Regnava il silenzio ed in qualche modo mi sentii responsabile di quella strana

atmosfera. Mi addormentai in preda al senso di colpa.
La mattina seguente mi alzai presto e riposato (non ricordavo nemmeno più da quanto non dormissi così tranquillo) però quello strano senso di inadeguatezza continuava a fare da padrone. Sentivo di dover mettere le cose a posto il più presto possibile, così mi vestii e mi recai direttamente ai box senza nemmeno fare colazione.
Arrivato trovai aperto e mi sorpresi, pensavo di essere il primo ma a quanto pareva qualcuno aveva avuto la mia stessa idea.

Entrai piano e la vidi. Era Bella, appoggiata al banco da lavoro, seria, persa nei suoi pensieri mentre giocherellava con la catenina che portava al collo, ruotandola tra le dita. Sicuramente era il regalo di qualche spasimante o cosa del genere, pensi che magari facendo il simpatico avrei potuto riscattarmi della brutta uscita della sera prima e palesai la mia presenza.
-Cos’è ti è morto il gatto????- e la guardai ridendo ma mi resi conto che sobbalzò all’istante mettendo via la catenina e girandosi dall’altra parte dandomi le spalle. Con voce roca e dura mi disse solo –Cullen…..vattene-
Il tono gelido delle sue parole mi fece di nuovo gelare. Adesso stava esagerando insomma, perché doveva prendersela con me se magari qualcuno l’aveva mollato rendendosi conto della sua vera natura di strega.
-Non ci penso proprio, abbiamo un lavoro da portare a termine ed una gara molto

importante e tu stai li a perdere tempo prezioso gingillandoti con quella collanina- ed avvertii solamente uno sbuffo da quelle sue labbra piene che ormai mi riempivano solamente di insulti. Non avendo risposta continuai –Cos’altro potevo aspettarmi da una come te. Non sei poi così diversa da tutte le altre ragazzette……imbambolate nel ricordo di un amore mentre giocate con un suo regalo-
Si voltò verso di me e solo allora mi resi conto degli occhi rossi e gonfi di lacrime versate –Quando anche tu perderai tua madre, ricordami di romperti le palle nel giorno dell’anniversario della sua morte-
Eccola la stronzata più grossa della mia vita. Non avevo proprio capito nulla di quella ragazza. Aveva perso la madre quando era piccola ed era cresciuta sola col padre ed il fratello. Questo mondo era stato la sua casa ecco perché aveva riposto tutte le sue energie in questo lavoro ed io l’avevo insultata e screditata in tutti i modi possibili solo perché ero un bambino capriccioso che non voleva accettare che lei ne sapesse più di me.

Stavo per farle le mie scuse quando entrò Emmett insieme a Charlie –Ragazzi, meno male che siete già svegli perché abbiamo un bel po’ da fare oggi, forza a lavoro!!!!!- e Charlie abbracciò Bella portandola via con se per discutere alcune modifiche mentre io restai li con Emmett cercando di far finta di nulla. Dentro di me però sapevo che l momento dei chiarimenti era solo rimandato ma stavolta ero io che dovevo fare il primo passo, stavolta ero in torto marcio e dovevo rimediare.
ANGOLINO AUTRICI
Bene bene, cosa dire di più???? Speriamo che vi siate divertite a leggere quanto noi a scriverlo, sfortunatamente ci sono stati degli intoppi che non ci hanno dato la possibilità di pubblicare prima (un occhio di Mikkiko che non voleva collaborare XD) comunque ora ci siamo ed attendiamo i vostri commenti per sapere cosa ne pensate. Qualcosa si muove, il ragazzino viziato FORSE e diciamo FORSE ha capito che Bella non è per niente come le altre.....magari la chiave inglese che lo ha inavvertitamente sfiorato ha fatto luce nel suo cervello???? E chi lo sa....ancora si stà chiedendo cosa sia il criceto!!!!! -.- Povero Eddy. Adesso sta a voi farci sapere cosa ne pensate. Intanto grazie di cuore per essere qui a leggerci, grazie a chi commenta ed a quelle presenze silenziose che comunque continuano a seguirci. Vi adoriamo Mikkiko78 e Passion80Ricordiamo qui le nostre avventure già in corso:
My first, my last, my everything di Passion80
Pensieri in parole di Passion80
Passion of mind di Passion80
The book of the days di Mikkiko78
Everytime you touch me di Mikkiko78
BlackOut di Mikkiko78 Qui poi potete seguirci in un blog di amiche insieme a tante altre amanti di FF. Leggete, leggete, leggeteeeeeeeeeeMy Big Hard Tool
ahahahaahahah pddio santo sono in lacrime... e non per la perdita di Bella...
RispondiEliminaCioè m'hanno fatto morire... dal corredo versione Barbie alla chiave inglese è tutto un susseguirsi di cazzate... ahahahahahah
cmq io mi sarei vendicata in maniera più insolente... gli ha messo il perizoma tra gli indumenti?
Io avrei usato questo episodio a mio favore... avrei detto che avendoli dimenticati in camera mia, non avevo fatto caso che alla fine fossero finiti in lavatrice... credo che avrebbe bruciato di più... ma è solo una mia fantasia... il vostro operato è stato molto più divertente in effetti... ahahahah
La storia del criceto è esilarante, m'ha fatto letteralmente rotolare dalla sedia... cmq credo che ci stia pensando ancora...
Ma adesso, credo che Edward debba chiedere scusa veramente... ha fatto un'enormissima cavolata... e per di più volontaria...
con tutte le ragioni che poteva avere s'è messo nel torto più marcio....
ahahah non oso immaginare come potrebbero reagire se si riscoprissero innamorati.... ahahah rido al solo pensarci...
Siete davvero uniche...
Non vedo l'ora di leggere il prossimo capitolo.... voglio proprio vedere cosa studierà Eddyno...
Baciuzziiii