Capitolo 2 - Eagle

Eagle


 


POV Bella 

Ero livida……da stamattina non me ne andava bene una. Ero stata alla Magneti Marelli, a Corbetta in provincia di Milano, per l’impianto di accensione e alla Brembo, in provincia di Bergamo, per l’impianto frenante del nuovo prototipo ed, in entrambi i casi, mi avevano fatto perdere una cifra di tempo perché le nostre ordinazioni non erano ancora pronte. Non vedevo l’ora di poter tornare in sede e montare i nuovo pezzi sul prototipo che stavamo assemblando in modo da renderlo operativo per l’arrivo del nuovo pilota in modo poi da poterlo plasmare alle sue esigenze e, se fossimo stati abbastanza bravi, poterlo utilizzare già per il nuovo campionato ormai alle porte.
Ormai, quando entravo nelle officine delle nostre ditte consociate, nessuno faceva più caso al fatto che fossi una donna; adesso ero un collaudatore affermato, forse il migliore sulla piazza in Italia al momento: Isabella Swan, per l’anagrafe, ma conosciuta solo col nome di battaglia “Eagle”. Avevo dovuto affrontare non pochi pregiudizi, specialmente da parte dei corridori che, appena si accorgevano che ero una donna, mi schernivano e perdevano fiducia nel mio operato ma io mi ero guadagnata il merito sul campo, non solo perché ero figlia di Charlie Swan, uno dei più conosciuti piloti di motomondiale degli anni 80, ma perché nessuna moto resisteva al mio “fascino” e quando veniva sfiorata dalle mie sapienti mani, ogni motore “cantava per me”.
Ero fiera del mio lavoro e di dove mi trovavo ora. La vicinanza di mio fratello Emmett, ovviamente, mi aiutava a tenere a bada le malelingue e le cattiverie sul mio conto. Lui era il mio porto sicuro, colui che mi avrebbe sempre protetta da tutti anche se poi, crescendo con mio fratello e mio padre, fra i motori fin da piccola, ormai avevo ben imparato a difendermi da sola.
Guardandomi allo specchio spesso sentivo la mancanza di mia madre e pensavo sempre che, se lei fosse stata ancora con me, non sarebbe stata contenta di vedermi sempre vestita con la tuta da meccanico e sporca di grasso ovunque. In effetti, anche ora che mi specchiavo in una vetrina di un negozio qui nel Duty-free dell’aeroporto mentre aspettavo che chiamassero il mio volo per tornare in sede, non potevo fare a meno di notare che il mio aspetto non era proprio quello di una ragazza di 24 anni, celata dal mio inseparabile cappellino “Ducati Corse”, le mie immancabili Converse ai piedi ed i miei jeans larghi, sicuramente non femminili ma comodissimi ed alla fine per me la praticità era quello che contva di più. Ho sempre pensato che quello che è veramente importante nella vita è l’essere e non l’apparire ed io vorrei essere amata ed apprezzata per le mie capacità e non per il mio bel faccino o per il mio fisico. Ecco perché mi celo al mondo, non sono interessata alla bellezza effimera di quello che mi circonda.
Sospirai …….”Mamma, quanto mi manchi”…. e come tutte le volte che il mio ricordo la raggiunse, toccai la catenina che avevo al collo, ultimo ricordo che lei mi diede prima di lasciarmi.
Non mi resi conto nemmeno di aver ripreso a passeggiare per il terminal finchè non mi scontrai con un ragazzo che mi prese per un ragazzino, ed al quale ovviamente risposi per le rime prima di andarmene via onde evitare di mettergli le mani addosso……dicevamo della mia femminilità latente????? Appunto…..che palle, so di non essere un caratterino facile ma non mi piace come mi aveva risposto quel ragazzo, proprio no.
Ovviamente la mia giornata di merda non era mica finita qui; caso volle che in aereo proprio vicino a quell’idiota mi dovevo ritrovare, ma non volevo avvelenarmi la giornata e, dopo averlo catechizzato a non rompere, mi infilai le cuffie e caddi fra le braccia di Morfeo in pochi secondi.
Mi risvegliai come se il mio organismo percepisse l’arrivo a casa, infatti stavamo per atterrare. Mi tolsi le cuffiette e riposi tutto nel mio zaino in modo da essere già pronta per sbarcare appena a terra. Mi voltai per inserire tutto nel giubbetto quando lo sguardo mi cadde sull’idiota al mio fianco. Certo che aveva un carattere di merda ma l’aspetto era da urlo. Prima non lo avevo inquadrato tanto ma ora che dormiva potevo studiare il suo volto senza essere disturbata. Aveva capelli ramati, scompigliati ad arte che ricadevano su un viso con le fattezze di un angelo. Le labbra perfette e carnose, le ciglia lunghe, il naso dritto, la mascella scolpita e poi un fisico tonico, non palestrato ma molto ben proporzionato, per quel che potevo vedere. Non era per niente da buttare, se solo non fosse stato così stronzetto. Sicuramente era uno di quelli convinto di averlo solo lui. E’ proprio vero che chi ha il pane non ha i denti……..davvero uno spreco!!!!!! Ma d’altronde si sa che la bellezza e l’intelligenza non vanno di pari passo a questo mondo. Lasciai stare le mie fantasticherie su di lui ed appena ci dettero il segnale, sganciai la cintura di sicurezza e mi alzai per poi uscire finalmente dall’aereo.
Al parcheggio ovviamente c’era la mia bambina ad attendermi. In effetti chi in questo momento mi vedeva parlare ed accarezzare la mia moto mi avrebbe fatta rinchiudere ma lei è la mia passione, è parte di me, non una moto qualsiasi, una Ducati Monster 1100 Evo colore Red with White Stripe, motore bicilindrico a L con distribuzione Desmodromica a due valvole, raffreddamento ad aria, potenza 100 CV, alimentazione ad iniezione elettronica, frizione multi disco in bagno d’olio con comando idrualico……
O_O oddio…..sto per avere un orgasmo parlando delle prestazioni della mia moto…..ecco lo sapevo, la mia femminilità è di nuovo andata a farsi friggere….tutta colpa di papà ed Emmett, mannaggia a loro…però non potrei essere più felice, non mi hanno mai fatta sentire sola ed, anche dopo la scomparsa della mamma, mi hanno ricoperta di così tanto affetto da darmi la forza di rialzarmi ed andare avanti. Insomma, alla fine sono un ingegnere laureato e faccio il lavoro per cui ho studiato. I motori sono la mia passione quindi, se e mai dovesse capitare che incontrassi qualcuno interessato a me, dovrà prendermi con tutto il “pacchetto”…..sono fatta così, fin troppo impulsiva ma non posso farci nulla.
Misi il mio casco serigrafato con l’aquila, il mio simbolo di riconoscimento in pista e fuori, e montai in sella alla mia bambina. La misi in funzione ed il motore rombò sotto il mio sedere. Bene, ero tornata al mio mondo. Ingranai la prima e sfrecciai via, verso casa, verso la pista, l’unico posto in cui mi sentivo veramente me stessa.
Come arrivai ai cancelli non c’era nemmeno bisogno di palesare la mia identità, riconoscevano ormai il rombo della mia bambina a distanza e mi aprirono salutandomi mentre sfrecciai all’interno fino al parcheggio sotto alla palazzina dove abitavamo tutti quanti noi del team, una sola e grande famiglia. Misi il cavalletto, scesi e, dopo aver tolto il casco presi il mio kart e andai direttamente ai box, tanto sapevo che quell’armadio del mio fratellone era sicuramente già li con le mani sul mio gioiellino!!!! Mi venne da ridere al pensiero che fosse un meccanico di precisione, tecnico del box, con quelle manone che si ritrova avevo sempre paura che mi sbriciolasse i componenti quando ci lavorava.
Non feci in tempo ad entrare che infatti lo trovai riverso sul prototipo, indaffarato in non so nemmeno io cosa.
-Leva le mani dal mio capolavoro- gli dissi in finto tono di rimprovero. Si girò di scatto; era così preso che nemmeno mi aveva sentito arrivare
–Fermi tutti ragazzi, è tornata la regina del box, guai a chi fa qualcosa senza il suo consenso- e si mise a ridere seguito dagli altri del team che mi guardavano sorridendo. Misi le mani sui fianchi con aria di superiorità
–Hai detto bene fratello, la regina……guai a voi miei sudditi se disubbidirete al mio volere- e brandii in mano una chiave inglese come fosse uno scettro finchè non riuscii più a contenere le risate e mi buttai fra e braccia di mio fratello che mi prese al volo e mi fece volare in aria e mi strinse forte. Fin da piccoli era questo il nostro ritrovarsi; io in confronto a lui ero un fuscello, quindi aveva sempre avuto il vizio di farmi volare in aria finchè non implorai pietà perché stavo per vomitare. Stavolta bastò dargli in testa, nemmeno con troppa grazia, la chiave inglese che ancora brandivo, per fargli capire che mi doveva rimettere a terra.
Una volta radunato tutto il gruppo feci il punto della situazione, montammo i pezzi che avevo portato e poi mi infilai in bagno per mettermi la mia tuta di pelle da corsa tutta nera ed, inforcato il mio inseparabile casco con l’aquila, montai in sella per testare il prototipo appena aggiornato con i nuovi componenti.
La pista sfrecciava sotto le ruote della “Desmosedici gp12” ed era come volare, l’aria passava da sotto il casco e faceva salire il mio livello di adrenalina alle stelle, freno, frizione, acceleratore, e via lungo il rettilineo, poi una doppia curva e la moto si piegò, seguendo perfettamente i miei movimenti, la sentivo creta fra le mie mani, assecondava tutti i miei comandi, forse eravamo sulla strada giusta e mi persi in quella sensazione di libertà che solo questo mezzo riusciva a darmi.
Volendo provare a tirarla al massimo la lanciai sul rettilineo di fronte ai box e mi alzai sulla ruota posteriore in modo da constatare la tenuta delle sospensioni e soprattutto la stabilità in chamiamole “condizioni avverse” e mentalmente ringraziai che mio padre fosse al momento a letto con l’influenza perché non avrebbe approvato una manovra del genere su un prototipo ancora in corso di elaborazione. Ma alla fine la mia parte istintiva vinse, la moto era fantastica e si comportava perfettamente ed, alla fine della dritta, tornai a terra in una derapata con i fiocchi. Già sapevo che mio fratello se la stava ridendo ai box guardandomi quindi era meglio rientrare, volevo mettere la moto sul ponte e vedere come aveva reagito a quella “strigliata” in pista.
Lentamente entrai nel box e mi resi conto che mio fratello non era solo ma, feci in tempo a togliere il casco che mi ritrovai di nuovo di fronte all’idiota dell’aeroporto -Tu???????- riuscii solamente a sputare con tutto il veleno che avevo in corpo. Emmett, come suo solito interruppe il nostro scambio di brutte occhiatacce –Hei ragazzi, noto con piacere che vi siete già conosciuti anche se non mi sembra ci sia molto feeling……..comunque Edward lei è la mia sorellina Isabella Swan. Bella lui è il nostro nuovo primo pilota Edward Cullen- a quelle parole mi si gelò il sangue nelle vene. Vuoleva dire che avrei dovuto convivere tutti i giorni con questo stronzetto sotto gli occhi???? Oddio, ma che avevo fatto di male in questa vita!!!! Mentre ancora mi maledivo mentalmente fu sempre Emmett ad esordire –Mi dispiace Edward che non posso farti conoscere tutto lo staff, la maggior parte sono fuori perché oggi il nostro secondo pilota aveva una corsa di allenamento al Mugello, così si è portato dietro parte del team ma sicuramente domani faremo una bella riunione così conoscerai tutti- e strinse la mano amichevolmente a quello. Mio fratello era sempre stato troppo giocoso e disponibile con tutti……non avrebbe dovuto!!!!!!!
Scesi dalla moto e appoggiai il mio equipaggiamento accanto allo spogliatoio –Bene- esordì quel Cullen –Come mai fate portare le moto alle ragazzine-
Ero solo io che avevo notato un tono di voce ironico. Mi girai e lo incenerii con uno sguardo ma lui si voltò altrove con aria di sufficienza girandosi verso mio fratello –Hei, ma non eri tu che cinque minuti fa, quando era in pista avevi detto che era un fenomeno e che non avrebbe dovuto fare il collaudatore ma il pilota????- gli disse ridendo sguaiatamente
–Davvero???- dissi io con un sorrisetto vittorioso sulle labbra.
-Solo perché non sapevo che fosse una donnicciola- quelle parole mi montarono una rabbia dentro che avrei voluto sbatterlo al muro immediatamente, lo sapevo, un altro che si fermava alle apparenze, eppure mi aveva visto in pista, perché negare l’evidenza???? Io non capivo. Mi stavo tenendo anche perché lui era il nostro primo pilota ed una sua parola contro di me avrebbe potuto mettermi in seri guai ma ero più che convinta a fargliela pagare in un modo o nell’altro.
-Bhe, mio caro Edward- continuò Emmett –mi sa che dovrai fare l’abitudine ad avere quella che tu hai apostrofato come donnicciola in mezzo alle scatole per mooooooooolto tempo visto che non hai ancora capito che questo schianto davanti a te non è solo la nostra collaudatrice ma è anche l’ingegnere ideatore della tua nuova moto, quello che ne cura la messa a punto su strada e tutti i particolari. Insomma, senza questa donna tu non avresti una moto per uscire in pista- e continuò a ridere conscio del fatto di averlo messo alle strette. Risi fra me e me ma Cullen scoppiò a ridere –Ma fatemi il piacere- riuscì ad urlare mentre rideva ancora ed il mio ultimo briciolo di pazienza andò in fumo facendomi urlare tutta la mia rabbia contro di lui -Edward Cullen sei solamente un ragazzino viziato che non capisce un cazzo!!!!!- ponendomi di fronte a lui per fargli capire che non mi faceva paura. La sua faccia diventò livida ed i suoi occhi bruciarono di rabbia -Nooooo, tu Isabella Swan sei solo una bambinetta, ed io dovrei mettere il mio futuro nelle mani di questa qui??? Ma che ne può sapere questa di motori….secondo me non sa maneggiare nemmeno un pisello-
Spalancai gli occhi, questa era una dichiarazione di guerra, perfetto Edward Cullen preparati a scendere in pista…..fra poco piangerai dal dolore.
Ero di fronte a lui, lo guardai fisso negli occhi mentre un sorriso sadico si faceva strada sulla mia faccia. Lui iniziò a preoccuparsi, non sapeva cosa stavo macchinando ma aveva capito di aver passato la misura. Mi avvicinai ancora a lui ed a un centimetro dal suo orecchio sussurrai -Ma te lo so strappare di netto e non ho paura di farlo- e senza dargli il tempo di rendersi conto lo afferrai con tutta la forza che avevo stringendogli i “gioielli di famiglia” nella mia mano fino a farlo urlare e poi mollai di colpo facendolo cadere a terra riverso su se stesso.
-Emmett se hai bisogno di me sono a casa. La donnetta va a rassettare come è giusto che sia- e una volta fuori mi diressi a passo di carica verso il mio appartamento come una furia……Edward Cullen……la guerra è appena cominciata!!!!!

ANGOLINO AUTRICI
Eccoci a sorpresa con il secondo capitolo. Non ve lo aspettavate vero???? Nemmeno noi ahahahahah Abbiamo visto un bel coinvolgimento con il precedente capitolo quindi abbiamo deciso di farvi questo regalo che spero sia gradito. Vi ringraziamo dal profondo del cuore per le recensioni, per chi legge in silenzio, per chi ci ha messo fra le seguite, preferite, da ricordare. Grazie mille, siamo felicissime e speriamo che la storia continui a piacervi.

Mikkiko78 e Passion80
Ricordiamo qui le nostre avventure già in corso:

My first, my last, my everything di Passion80
Pensieri in parole di Passion80
Passion of mind di Passion80
The book of the days di Mikkiko78
Everytime you touch me
di Mikkiko78

Commenti

  1. bauahahahahahahahaahhaah
    Poveraccio non potrà procreare per un po' di tempo...
    ahahahah certo che questa Eagle sa il fatto suo... e la cosa certa è che darà del filo da torcere a Edward...
    Se ne vedranno delle belle e come inizio non c'è male...
    Mie carissime state facendo un bellissimo lavoro.
    Questi due caratterini faranno fuoco e fiamme, e noi staremo a vedere cosa combineranno...
    postate presto mi raccomando... questi aggiornamenti fanno sempre piacere...
    love u so much

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